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L’Umts può attendere: tutte le incognite della telefonia mobile di terza generazione

Scritto da Alessandro Lubello

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Pastoie burocratiche, assenza di contenuti e competizione con le reti Wi-Fi. Le società telefoniche e il Governo a confronto sulle prospettive dei cellulari a banda larga. Incerte per tutti, ma non per H3g
Nel 2010 l’Umts sarà in grado di generare un giro d’affari annuo di circa 322 miliardi di euro. Le prospettive assicurate dalla telefonia mobile di terza generazione sono dunque allettanti per il settore delle telecomunicazioni. Ma che cosa succederà fino a quel giorno? A questo interrogativo hanno tentato di dare una risposta le personalità intervenute a un convegno organizzato da Siemens Italia in collaborazione con Adn Kronos: «Uno sviluppo a tre velocità: tecnologia, business e programmazione delle Tlc nella corsa verso il futuro».

Il convegno ha avuto luogo presso Palazzo Colonna a Roma ed è stato animato da una tavola rotonda moderata dall’editorialista Luca De Biase. Il dibattito ha visto gli interventi del ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, e del commissario per le Infrastrutture e le Reti della Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), Alessandro Luciano, che hanno incontrato i dirigenti di H3g, Tim, Vodafone Omnitel, Wind. Il confronto tra istituzioni e operatori è stato preceduto dagli interventi di Ugo Volli, Presidente del corso di laurea in Comunicazione di massa e multimediale dell’Università di Torino, Michele Morganti, direttore marketing strategico di Siemens Italia, Massimo Di Braccio, vice presidente di Cap Gemini Telecom Media Networks, e Monica Fabris, responsabile Ricerche qualitative di Gpf & Associati.

Tempi lunghi per l’Umts
L’evento di Palazzo Colonna ha chiarito per l’ennesima volta che l’Umts in Italia si farà attendere a lungo. Le aziende non sembrano avere fretta e si concentrano piuttosto sui numerosi problemi normativi legati all’introduzione della nuova tecnologia, nell’attesa di capire con quali servizi stimolare la domanda. L’unica eccezione sembra H3g: mentre Tim, Vodafone Omnitel e Wind contano ancora sulle consolidate posizioni acquisite sul mercato Gsm, la matricola legata al Gruppo Hutchinson Wampoa punta tutto sulla telefonia di terza generazione e probabilmente sarà la prima a sperimentarla sul campo. Giuseppe Sammartino, direttore Affari generali di H3g, ha sottolineato che «l’unica risorsa scarsa è il tempo». H3g ha investito in Italia ingenti risorse dalle quali si attende un ritorno: «il nostro gruppo», ha detto Sammartino, «non può tollerare ulteriori ostacoli». Il dirigente di H3g, in particolare, ha puntato l’indice contro le barriere artificiose create dalla concorrenza, soprattutto dal «duopolio Tim-Vodafone Omnitel», che ha interesse a sfruttare la quota dell’80 per cento sul mercato Gsm ai danni dei nuovi arrivati. Esemplare, secondo Sammartino, è il recente accordo sulla mobile number portability, definito «un vero e proprio accordo di cartello». Se non entra subito in vigore, «l’intesa danneggerà i nuovi entrati, destinati ad avere pochi clienti vergini».

Gli utenti ancora scettici
I problemi legati all’introduzione dell’Umts, dunque, non sono esclusivamente di natura tecnica. La sperimentazione di terminali e apparecchiature di rete da parte delle aziende manifatturiere è a buon punto. Morganti ha affermato che Siemens ha terminato con successo gli esperimenti lo scorso novembre e ha parlato di «una tecnologia già a disposizione degli operatori». Il nodo centrale della questione, ha sottolineato il professor Volli, è che «come ogni tecnologia anche l’Umts richiede tempo non solo per il suo sviluppo ma anche per capire cosa se ne può fare». Massimo Di Braccio ha aggiunto che il grado di fiducia degli operatori del settore è fortemente compromesso dalla situazione finanziaria. Le aziende hanno speso troppo nei mesi scorsi per accaparrarsi le licenze Umts e oggi, dopo il crollo dei titoli sui mercati finanziari, reperire capitali è diventato molto più difficile. Gli operatori hanno grosse difficoltà a gestire l’intervallo di tempo tra l’acquisizione della tecnologia e la sua affermazione sul mercato. Dal canto loro, gli utenti appaiono disorientati e aspettano di vederci chiaro. Lo conferma una ricerca sui rapporti tra gli italiani e le nuove tecnologie presentata da Monica Fabris. Solo l’8 per cento del campione analizzato esprime entusiasmo per l’Umts, mentre il 42 per cento dice di essere fiducioso o si dichiara favorevole per deferenza. Gli altri invece hanno un atteggiamento preoccupato (21 per cento) e attendono risultati concreti (11 per cento). Una buona parte della popolazione, il 19 per cento, esprime assoluto distacco nei confronti dell’innovazione.

Wi-Fi scavalcherà Umts?
Questi problemi, evidenziati durante la prima parte del convegno, sono stati al centro di un vivace confronto tra istituzioni e operatori, cui hanno preso parte anche Luigi De Vecchis, amministratore delegato di Siemens IC Mobile Networks, e Guido Salerno, direttore generale della Fondazione Bordoni. Proprio Salerno ha sottolineato come il passaggio all’Umts, e ancora di più quello alla banda larga e alla tv digitale, avvenga prima di aver definito un quadro di regole, senza il quale «le aziende non sanno come comportarsi». I dirigenti presenti al dibattito hanno espresso serie preoccupazioni al riguardo. I temi scottanti sono stati le difficoltà burocratiche legate all’installazione delle antenne e la diffusione del Wi-Fi. Gli operatori hanno lodato il governo per l’annuncio del decreto di attuazione della legge Obiettivo che definirà modalità e tempi per l’installazione delle antenne Umts. Il tempo stringe e la mancanza di regole, ha sottolineato Federico Lenzi, direttore Marketing di Tim, «ci impedisce di organizzare le reti». Sulla stessa lunghezza d’onda Andrea Costa, responsabile Strategie e Affari regolamentari di Wind, il quale ha aggiunto che rallentare lo sviluppo delle reti significa ritardare ulteriormente il lancio dei servizi avanzati. I sonni degli operatori non sono turbati solo dalle «fobie da elettrosmog delle amministrazioni locali». Preoccupa anche dall’avvento del Wi-Fi: le aziende temono che possano essere forniti servizi attraverso soluzioni, le Wlan (Wireless Local Area Network), per le quali non si è dovuto sostenere alcun pagamento.

Il Governo: proteggeremo chi ha pagato le licenze
Il ministro Gasparri ha dichiarato il decreto sulle antenne non sarà varato senza il consenso di Comuni e Regioni, con cui sono in corso fitti colloqui. Gasparri spera di poter presentare il provvedimento entro la fine del mese. Per quanto riguarda il Wi-Fi, il ministro ha precisato che il governo non intende bloccare il progresso tecnologico, ma sta studiando delle misure che «impediscano l’offerta di servizi per i quali altri hanno pagato».

Alessandro Luciano ha sottolineato come il meccanismo dell’asta scelto dal governo precedente a quello attuale per assegnare le licenze Umts abbia finito per penalizzare gli operatori già presenti sul mercato, tra cui Blu. Il commissario ha puntato l’indice anche contro la Commissione europea, che «non ha dato sull’Umts regole omogenee per l’intera Ue».

Bianca Maria Martinelli, direttore Affari regolamentari di Vodafone Omintel, ha posto l’accento anche su altri ostacoli di natura normativa. Per esempio il problema della regolamentazione delle tariffe fisso-mobile, che rischia di creare un impatto negativo sullo sviluppo dei servizi di nuova generazione: «non è possibile ridurre le entrate dei servizi di seconda generazione nel momento in cui quelle derivanti dai servizi di terza generazione sono ancora insufficienti». Martinelli ha sottolineato l’importanza dell’introduzione dei pagamenti attraverso carte ricaricabili e di misure che regolino il diritto degli operatori a rivendere le frequenze. Nel mirino di Vodafone Omnitel, inoltre, un regime fiscale definito penalizzante per gli utenti di telefonia mobile, gravati ancora dalla tassa di concessione governativa sui telefonini e soprattutto da un meccanismo che permetta una deducibilità pari al 50 per cento rispetto alla telefonia fissa.

Ostacoli burocratici e vuoti normativi non sono l’unico ostacolo all’arrivo dell’Umts. L’azione del Governo e dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni dovrebbe portare nei prossimi mesi alla soluzione dei problemi segnalati dagli operatori attraverso leggi e regolamenti adeguati. Ma questi provvedimenti non possono aiutare le aziende ad affrontare la vera grande sfida posta dall’Umts: capire quali servizi offrire ai consumatori. Al riguardo gli operatori non sembrano avere ancora delle idee chiare e hanno preferito non sbilanciarsi. Secondo Lenzi le aziende hanno «il dovere a questo punto di inventare un nuovo linguaggio», che vada incontro ai bisogni di comunicazione dell’utente. Tim, ha continuato Lenzi, è già impegnata su questa strada con il lancio dei servizi Gprs, senza dover aspettare l’Umts. Un possibile punto di riferimento per le aziende italiane è stato indicato da Luciano nella giapponese DoCoMo. Il colosso nipponico, infatti, «è stato capace di lanciare numerosi servizi a valore aggiunto in grado di garantire agli utenti cose nuove e fino a poco tempo fa inimmaginabili». Senza la creazione di servizi adeguati, ha concluso il commissario, le aziende italiane rischiano di perdere la sfida dell’Umts: «non vorrei che ciò che ha fatto DoCoMo in Giappone non accadesse in Italia prima del 2010. Rischiamo di perdere il primato europeo, nonostante l’avvento del Gprs».

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