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Pubblica amministrazione: l’open source dimenticato

Scritto da Guido Sintoni

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Dopo la bocciatura degli emendamenti alla finanziaria presentati dall’opposizione, paiono incerti anche tempi e risultati della commissione voluta dal Ministro Stanca
Software libero per lo Stato? No grazie, almeno per il momento. È quanto emerge dalla Finanziaria del 2003, nata all’insegna della contrazione della spesa pubblica.

Il supporto alla causa del software “free” sembrava provenire tanto dalla maggioranza quanto dall’opposizione: la prima, nella figura del Ministro dell’Innovazione e delle Tecnologie (Mit). Lucio Stanca, ha istituito il 31 ottobre una “Commissione per il software a codice sorgente aperto nella Pubblica Amministrazione“; la seconda ha fatto seguito alla proposta di legge di Fiorello Cortiana al Senato con una serie di emendamenti alla Finanziaria proposti, da Pietro Folena; e successivamente con il progetto di legge alla Camera firmato da Laura Cima.

La Commissione del Mit è presieduta da Angelo Meo, e comprende rappresentanti di Aipa, Rupa (Rete unitaria della pubblica amministrazione), Istat e del mondo accademico. Lo scopo era la produzione, entro tre mesi dall’istituzione, di una relazione che promuovesse l’impiego del software aperto nella Pa.
I tempi, tuttavia, sembrano dilatarsi: la Segreteria del Ministero ha fatto sapere che la prima riunione si è tenuta il 14 novembre scorso, e che la stesura è prevista per la fine di febbraio.

Gli emendamenti di Folena invece non sono stati approvati.
Erano relativi all’articolo 14 della Legge Finanziaria (Atto della Camera 3200 bis) e avevano tre linee guida: un forte sostegno al software libero e aperto nella Pa sulla falsariga del Ddl Cortiana; l’introduzione di un programma sperimentale biennale denominato “Lotta al Digital Divide internazionale” (con l’istituzione di un Centro Tecnico di Sostegno e di un Comitato di controllo ed indirizzi) con un budget di 50 milioni di euro, e di un fondo, denominato “Sapere Aperto”, per il finanziamento di progetti riguardanti il software libero e a sorgente aperto in scuole, università e centri di ricerca.

La Camera ha invece deliberato lo stanziamento di 20 milioni di euro (al posto dei 31 inizialmente previsti) per il sostegno al digitale terrestre e a Internet, destinando all’e-government (recependo il piano di azione eEurope 2005 in seno all’Unione Europea) 100 milioni di euro.
Folena ha definito lo stanziamento “una miseria”, parlando anche di un’occasione perduta per il Governo di “liberare lo Stato dal monopolio informatico”. Né miglior sorte hanno avuto gli emendamenti al Senato.

Mentre il Ddl Cortiana segue il normale (e lento) iter parlamentare, la più immediata speranza per il software libero nella Pa rimane l’operato della commissione del Mit. Il mondo del free ed open ne attende con curiosità la relazione, anche se il rischio è che si resti molto lontani dalla realtà: nella composizione della commissione, infatti, mancano tanto le aziende quanto le associazioni di utenti.

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