Tariffe fisso-mobile, Italia troppo cara
L’Authority per la concorrenza e per il mercato chiede alle società di telefonia una consistente riduzione delle loro tariffe. Nel mirino, in particolare, Tim e Omnitel. Decisivo il confronto con gli altri paesi europeiGli italiani pagano troppo per le telefonate dal fisso al mobile. Ne è convinto Giuseppe Tesauro, presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), il quale pertanto ritiene necessario ridurre le tariffe applicate dagli operatori.
Tesauro ha espresso queste convinzioni in un parere che l’ Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha richiesto in merito a una delibera con la quale lo scorso ottobre l’organismo presieduto da Enzo Cheli ha stabilito la riduzione delle tariffe fisso-mobile dal gennaio 2003.
La riduzione riguarderà sia la parte che va all’operatore mobile (tariffa di terminazione) sia quella destinata all’operatore che gestisce la rete fissa (retention), Telecom Italia. La decisione dell’Agcom, che arriverà a metà febbraio, interesserà i due operatori mobili notificati come aventi notevole potere di mercato, Tim e Vodafone Omnitel. Per ora resta escluso il terzo operatore, Wind.
Secondo indiscrezioni, l’Agcom sembra orientata ad applicare una riduzione tra il 7 e il 10 per cento, con un beneficio per le famiglie italiane stimato tra i 770 milioni e il miliardo di euro. Tesauro, invece, ritiene applicabile da subito una drastica riduzione di oltre il 35 per cento.
Quello di febbraio non sarebbe comunque il primo intervento dell’Authority sulle tariffe fisso-mobile. Nel dicembre del 1999, l’Agcom aveva introdotto una regolamentazione che, sulla base di un confronto con altri paesi europei, fissava dei valori medi massimi: 18,6 centesimi di euro al minuto per Tim e Omnitel e 5,7 centesimi per Telecom Italia. Nella sua relazione Tesauro osserva come da allora le tariffe di terminazione siano calate solo del 4 per cento annuo, mentre la retention di Telecom è rimasta invariata. Una situazione che secondo molti studi di settore, continua Tesauro, dimostra che “i prezzi italiani sono generalmente più elevati di quelli praticati in altri paesi europei, i quali peraltro esibiscono in molti casi tassi di penetrazione più contenuti dei servizi mobili”.
Il confronto internazionale è un decisivo per fissare i meccanismi di riduzione delle tariffe. Tesauro condivide l’intenzione dell’Agcom di stabilire una riduzione programmata pluriennale delle tariffe di terminazione (network cup), basata sull’aumento atteso di produttività del settore. Secondo il garante della concorrenza, l’individuazione del valore iniziale da cui far partire il network cup non può essere superiore a quello di best current practice in Europa, vale a dire quello ricavato dalla media dei tre paesi europei con i prezzi in corso più bassi. In particolare, Tesauro indica la media dei prezzi di terminazione applicati in Svezia (11 centesimi), Norvegia (10,77 centesimi) e Austria (12,98 centesimi), che risulta di circa 11 centesimi di euro al minuto.
Anche per quanto riguarda la quota di retention di Telecom Italia, l’Agcm ritiene possibile “un’ampia riduzione”. Tesauro giunge a questa conclusione osservando come le chiamate fisso-mobile comportino meno costi per Telecom, dal momento che “risultano una comunicazione in cui la porzione di rete fissa impiegata è inferiore a quella di una chiamata fisso-fisso”. In particolare, il presidente dell’Agcm prende in considerazione l’interconnessione fisso-fisso più costosa a livello nazionale, l’interconnessione su doppio Sgt (Stadio di Gruppo di Transito), ovvero la telefonata su lunga distanza.
Nel 2002 Telecom Italia ha proposto valori per i costi di interconnessione su doppio Sgt compresi tra 1,18 e 1,65 centesimi di euro al minuto. Se si considera che il valore di retention è attualmente di 5,58 centesimi, si capisce la necessità di una riduzione ampia anche per questa voce. Tale provvedimento, aggiunge Tesauro, “offrirebbe uno stimolo adeguato e corretto per l’emergere nel mercato di nuove offerte competitive da parte degli operatori concorrenti di rete fissa”.
L’Agcm suggerisce infine alcune misure che possono rendere più efficace il meccanismo del network cup. Tesauro considera un elemento decisivo l’informazione da parte degli operatori, come la comunicazione anticipata dei dettagli sulle condizioni economiche di terminazione, che consentirebbe di valutare meglio il rispetto del network cup. Ma sono decisive soprattutto le informazioni dirette ai consumatori: gli operatori mobili, per esempio, dovrebbero indicare i costi che sosterrebbero i diversi utenti di rete fissa chiamando sulla propria rete mobile.





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