La Tv via satellite con Sky Italia
Cosa succederà all’offerta di Telepiù e Stream dopo la fusione nelle mani di Murdoch? Nessun cambiamento sul fronte della tecnologia, probabile una riduzione delle tariffe. Le incognite future per lo scontro con la televisione digitale terrestreDal prossimo 30 aprile gli storici marchi di Telepiù e Stream finiranno dunque in soffitta, soppiantati dall’unico, grande soggetto che ne ha promosso la fusione: la News Corporation di Rupert Murdoch.
Ottenuto il via libera dall’antitrust europea, il magnate australiano si appresta dunque a pensionare i due ex concorrenti italiani, aprendo Sky Italia, filiale nostrana dell’impero mediatico che il tycoon australiano ha creato in tutti gli angoli della terra.
Ma cosa cambierà, in pratica, per gli attuali utenti delle due piattaforme? Nulla, almeno per ora, in quanto è previsto che almeno sino all’inizio del prossimo campionato continuino a “vivere” le attuali offerte.
Né, d’altronde, cambierà nulla nemmeno in termini di hardware: gli attuali decoder (Seca2 quello utilizzato da Telepiù, Nds quello di Stream) continueranno a decodificare tutti i segnali per i quali sono abilitati. Probabilmente, visto l’elevato numero di decoder attualmente in circolazione (sono circa 1,5 milioni quelli Seca, poco più della metà gli Nds), almeno per un certo periodo, sarà possibile utilizzare entrambi gli standard, anche se è probabile che venga data un’accelerazione alla diffusione dei decoder Nds, standard ritenuto più sicuro e - cosa forse più importante - di proprietà della stessa News Corporation.
Per quanto invece concerne le offerte, si sa al momento che sono in via di definizione tutte le strategie commerciali che verranno lanciate il prossimo autunno. Scompariranno i canali Telepiù, sostituiti probabilmente da canali analoghi, ma con altri marchi. Per quanto riguarda i canali tematici, visto che al momento molti di essi sono disponibili su entrambe le piattaforme, è probabile che il numero complessivo diminuisca.
I costi delle offerte
Ancora nulla si sa su quanto verrà a costare l’offerta, anzi, le offerte di Sky Italia. Se, come è probabile, News Corporation adotterà la stessa politica che ha decretato l’enorme successo commerciale di Sky Television in Gran Bretagna (è l’unica piattaforma satellitare europea che ormai da diversi anni ha raggiunto risultati economici positivi), potrebbe verificarsi un abbassamento dei costi di ingresso. Attualmente le offerte di Telepiù e Stream, almeno nella loro configurazione completa, non sono particolarmente a buon mercato: si parla di 39 euro mensili per Telepiù Family (il pacchetto più costoso) con 12 canali tematici, 5 canali Telepiù e tutto il calcio. A questi importi vanno aggiunti 49 euro per l’attivazione del servizio e 7,30 euro mensili per l’eventuale noleggio del decoder. Stream, invece, costa - nella versione Tutto Stream, 57 euro mensili e consiste in 19 canali tematici, due canali di cinema, sport e calcio. In questo caso il costo di attivazione è di 49 euro e l’eventuale noleggio del decoder costa 6.90 euro al mese.
Film, sport e tutto il resto
Le condizioni che Bruxelles ha posto a Murdoch per la fusione di Telepiù e Stream comprendono tra l’altro l’obbligo di ospitare a condizioni eque eventuali concorrenti che volessero diffondere i propri segnali via satellite.
Così il consorzio formatosi lo scorso anno tra alcune delle “squadre ribelli” del campionato di calcio (quelle che non volevano firmare l’accordo con Telepiù e Stream giudicando inique le offerte economiche proposte), la Pmt di Bendoni e soci, potrebbe finalmente decollare.
Per quanto riguarda, più in generale, i diritti, è stato comunque posto il limite di due anni per il calcio e di tre anni per quelli cinematografici. Questo potrebbe movimentare un po’ di più il mercato che, in questi anni, è stato piuttosto ingessato alle condizioni poste dagli operatori Telepiù e Stream.
Satellite o altro?
D’altra parte, mentre i canali di Stream sono ricevibili esclusivamente via satellite, Telepiù dispone ancora della diffusione dei canali - in versione analogica - via etere terrestre. Una delle condizioni poste però dall’antitrust europea per la concessione dell’autorizzazione alla fusione delle due piattaforme è la cessione della rete terrestre. Se questa clausola al momento può avere un impatto limitato (l’offerta terrestre, infatti, non è nemmeno lontanamente paragonabile in termini quantitativi a quella satellitare), lo scenario potrebbe mutare dopo il 2006, quando, secondo le prescrizioni della legge di riforma del sistema radiotelevisivo appena approvata dalla Camera (e in attesa di discussione al Senato), tutta la tv italiana dovrebbe passare al digitale.
In quel caso, la pay tv italiana potrebbe trovarsi in difficoltà, se non altro perché tutte le altre televisioni, quelle nazionali e locali che oggi trasmettono via etere in analogico, continueranno a essere ricevibili con le tradizionali antenne, ma in digitale. A quell’epoca, però, lo scenario sarà mutato, in quanto il digitale terrestre consentirà di moltiplicare l’offerta di programmi per quattro o per cinque.
Dunque, Sky Italia ha di fronte a sé una grande sfida: quella di “convincere” il maggior numero possibile di utenti a dotarsi di antenna parabolica prima di quella data. D’altronde, i numeri resi noti dal management di Sky Italia sono ambiziosi: se oggi le due attuali piattaforme contano su 2,2 milioni di abbonati, le previsioni sono quelle di raggiungere quota 3 milioni entro il 2004 e 3,5 milioni entro il 2006.





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