Linux diventa normale
Una recente ricerca Ovum mostra come l’adozione del pinguino e dei software open source in generale sia ormai ben oltre i confini delle comunità geek. Soprattutto per una questione di costiOra che molte delle difficoltà di implementazione che avevano caratterizzato le prime fasi dell’ingresso in società sono venute meno, Linux dimostra di aver oltrepassato la linea del non ritorno, assestando con una decisione sempre più forte la sua presenza nello scenario informatico.
A decretare la fine dello status di provvisorietà del sistema operativo è stata innanzitutto l’iniezione di fiducia prodotta dal supporto offerto dalle società più autorevoli del comparto, da Ibm a Sun Microsystems, passando per Hewlett-Packard e comprendendo tutta una serie di altri produttori, grandi e meno grandi.
Queste sono soltanto alcune delle considerazioni emerse dallo studio che la società di ricerche Ovum ha dedicato di recente al software del pinguino.
Secondo le risposte fornite dal suo campione di soggetti, a vario titolo impegnati nell’Ict, emerge come la quota di coloro che in qualche modo sono utilizzatori di Linux avrebbe raggiunto un ragguardevole 65 per cento sul totale degli utenti del settore.
Di questo gruppo, sette utenti su dieci avrebbero deciso di migrare al sistema open source per via dei bassi costi di fruizione del prodotto: a partire da quelli di acquisto; per poi estendere la considerazione all’intero ciclo di vita, comprensivo della gestione, della manutenzione e dell’upgrade.
Un altro dato di un certo rilievo è quello che riguarda la fruizione del sistema nelle attività di sviluppo software: qui il campione è spaccato esattamente a metà tra quanti dichiarano di averlo utilizzato e coloro che si dicono invece ancora estranei a questa possibilità.
Per l’intero corso dell’indagine, Ovum ha riscontrato la sovrapposizione tra Linux e il concetto di open source contrapposto all’universo dei software proprietari e ai soggetti che lo popolano.
Fanno eccezione i Web server, dove le varianti “a sorgente aperta” continuano ad essere molto numerose. Piuttosto basso risulta invece il grado di attenzione e di utilizzo degli strumenti applicativi di tipo non commerciale - soprattutto le suite per la produttività individuale - che completano una piattaforma informatica.
Pochi si sono poi rivelati i casi in cui gli utenti interpellati hanno dichiarato di aver messo mano ai sorgenti del software di base per renderlo più adatto alle proprie esigenze. La considerazione è meno valida nei settori in cui la personalizzazione dei programmi tradizionali è abitualmente è più diffusa.
Anche sul versante del licensing, aspetto assai importante in relazione all’open source, gli intervistati non hanno mostrato grande interesse. C’è in merito una generica consapevolezza sul numero di tipologie esistenti, ma non si va molto oltre la conoscenza che la più popolare sia la Gpl (General Public License).





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