Gli Usa all’Europa: sui brevetti software fate come noi
Gli Stati Uniti ritengono troppo limitativa la versione della direttiva approvata da Strasburgo. Sotto accusa in particolare l’eccezione relativa all’interoperabilitàLa recente decisione europea di limitare il rilascio di brevetti su software e metodi di fare affari (business methods) rischia di creare una vera e propria “guerra dei brevetti” tra Vecchio Continente e Stati Uniti. È quanto sostiene la società di ricerca Gartner, che tra le conseguenze dello scontro vede, per esempio, la possibilità che diventi illegale l’accesso di alcuni siti di commercio elettronico europei dagli Stati Uniti.
Lo scorso 25 settembre il Parlamento europeo di Strasburgo ha approvato una proposta di direttiva della Commissione sulla brevettabilità delle invenzioni attuate tramite elaboratore elettronico. Il provvedimento aveva lo scopo di regolamentare una pratica dell’ufficio dei brevetti europeo, che negli ultimi anni ha accettato numerosi brevetti riguardanti i software, nonostante la normativa vigente in Europa, la Convenzione siglata a Monaco nel 1973, vieti esplicitamente la brevettabilità dei software, considerati opere dell’ingegno e in quanto tali protetti dal diritto d’autore.
La proposta approvata dal Pe sancisce la brevettabilità di invenzioni attuate tramite computer, ma con una serie di previsioni che in pratica impediscono il rilascio di brevetti sul software puro e sui business methods, come il discusso “1 click shopping” di Amazon.com. L’assemblea di Strasburgo ha inoltre vietato la brevettabilità quando i software garantiscono l’interoperabilità, vale a dire quando l’uso di una tecnica brevettata sia necessario per consentire la comunicazione e lo scambio dei dati tra due diversi sistemi o reti informatiche.
Questi aspetti della proposta di direttiva Ue sono in contrasto con le norme statunitensi, che invece ammettono la brevettabilità anche del software puro e dei business methods. Secondo Gartner le differenze tra le due normative rischiano di creare problemi: per esempio, se una tecnologia per il commercio elettronico è brevettata negli Stati Uniti ma non nell’Unione europea, gli utenti americani potrebbero violare la legge accedendo a un sito web Ue che impiega quella tecnologia.
La proposta di direttiva Ue non diventerà legge effettiva prima del 2005, ma il governo statunitense ha già espresso le sue preoccupazioni in una lettera inviata al Pe. L’amministrazione Usa definisce “problematici” almeno tre articoli e, in particolare, esprime forti dubbi sull’articolo 6a, quello che vieta il rilascio di brevetti quando limitano l’interoperabilità.
La direttiva adesso dovrà tornare alla Commissione europea per un’ulteriore revisione. Successivamente il provvedimento sarà ancora sottoposto al voto del parlamento e quindi al Consiglio dei Ministri. Superata questa fase, il provvedimento potrà essere recepito dagli Stati membri dell’Ue. La Commissione, però, potrebbe considerare “inaccettabili” gli emendamenti del Pe e decidere di ritirare la proposta.





Ancora nessun commento.