Readme 2004: la cultura del software
La rassegna di Aarhus in Danimarca ha ospitato la crema internazionale degli scrittori di codice creativi, fra esperimenti tecno-musicali e installazioni che hanno messo in discussione i tradizionali paradigmi di utilizzo dei linguaggi» vai alla photogallery
L’onnipresenza del software nella maggior parte dei dispositivi che utilizziamo quotidianamente non ha condotto a una maggiore coscienza dei suoi meccanismi. Il software è infatti costituito da un linguaggio a sé stante, quello del codice, che descrive il funzionamento e la realizzazione di algoritmi, ossia di concetti, dalle potenzialità pressoché infinite.
Alla cultura del software è stata dedicata la terza edizione di Readme, festival di “software art and culture” svoltosi ad Aarhus, in Danimarca, che ha riunito un nutrito gruppo di esperti e praticanti della realizzazione di codice in grado di metterne in discussione paradigmi come le interfacce e le modalità convenzionali di funzionamento.
L’approccio vincente è stato quello di far convivere negli stessi spazi accademici, artisti e smanettoni, vincendo diffidenze e preconcetti reciproci.
Il risultato è stato eclatante sin da principio, con lavori di studio che hanno spaziato dall’uso dei Google Ad per pubblicizzare idee e non prodotti (con il conseguente annullamento dell’account da parte di Google), fino alla pratica del Live Coding: si tratta di esibizioni dal vivo in cui, anziché suonare, si scrive in diretta il codice per programmi musicali come Super Collider che la interpretano all’istante.
L’Accademia di belle arti ha ospitato Dorkbot Camp, una serrata sequela di presentazioni di progetti bizzarri ed estremamente interessanti.
Fra questi si sono segnalati: Movie Mincer del russo Sergey Teterin. Qui un laptop è collegato a un tritacarne: girandone la manovella si regola l’esecuzione di un filmato anche al contrario ed è possibile farne pure uno spartano scratch visivo.
Fra le installazioni è stata presentata Dot Matrix Synth, dell’americano Paul Slocum, che ha riprogrammato il firmware di una stampante ad aghi Epson per farne uno strumento musicale. I movimenti programmati della testina, infatti, emettono delle note, così come i codici di avanzamento riga e salto pagina.
In un’altra installazione gli svizzeri Max Rheiner e Doma Smoljo hanno presentato la loro Hardware Orchestra, che prevede la dissezione di un vecchio computer e l’amplificazione via microfono di alcune fra le sue parti fondamentali, pronte in questo modo a diventare gli strumenti di un sequencer musicale.
Anche Shining Tv del russo Aristarkh Chernyshev ha un aspetto immediatamente familiare, con un apparecchio televisivo che - percosso - distorce le immagine in forme inestricabili, fino a tornare alla normalità.
Fra le performance serali, una delle più partecipate è stata senza dubbio “Everybody Vj”, in cui una decina degli intervenuti ha creato una jam session collettiva di visual eseguiti su Pc portatile, opportunamente mixati su un unico schermo rappresentativo di tutte le diverse espressioni presenti.
Unendo lo spirito ludico della manipolazione dell’hardware con quello quasi letterario della scrittura del codice quest’appuntamento continua quindi a rappresentare una prospettiva unica sulla cultura del software, sempre più ampia e significativa di una parte invisibile del mondo che ci circonda.





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