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Longhorn si traveste da Pinguino

Scritto da Guido Sintoni

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Le evoluzioni di Redmond suggeriscono una domanda: avremo una versione di Windows per ogni singola esigenza?
Sin dalla propria comparsa nel 1994 Linux ha fatto proprio un concetto base di Unix, il sistema operativo di cui è probabilmente il clone libero più popolare: l’essenzialità. Se uno dei capisaldi di Unix era (ed è) il Kiss (Keep it simple, stupid!), Linux ne mantiene la filosofia arrivando a occupare lo spazio di un floppy, di una chiave Usb o di un hard disk da svariati gigabyte: è una semplice questione di esigenze.
Che i vendor commerciali, Microsoft su tutti, non ne abbiano accolto bene la diffusione a macchia d’olio, è un dato di fatto. Allo stesso tempo è evidente che sono i medesimi brand a seguire la via tracciata da Linux e non viceversa. L’azienda di Redmond ha infatti definito lo Windows del futuro, Longhorn, anche per le edizioni server. E i principi ispiratori sono molto simili a quelli dell’odiato concorrente.

Idee aperte Microsoft sta sviluppando versioni di Windows con un codice unitario, ma adattato di volta in volta alle specifiche esigenze di servizio: l’intento dichiarato è quello di contenere i costi e creare prodotti meno vulnerabili agli attacchi.
Un esempio? Iis è il server Web di Microsoft. Senza scendere in questioni spinose, sulla carta risulta più vulnerabile di Apache (il server Web più diffuso al mondo, e adottato da tutte le distribuzioni Linux) per un semplice motivo: nel suo caso i vettori di attacco possono essere tutti i componenti di sistema, anche quelli che con il server hanno poco o nulla a che fare.
E - bug dei componenti di sistema a parte - è sempre possibile sfruttare le vulnerabilità non corrette con patch di applicazioni superflue nel contesto specifico (quale può essere il lettore multimediale per un Web server) per rendere instabili o non funzionanti i servizi erogati.
Il deja-vu è evidente: Linux è in sé un kernel. Chi produce distribuzioni (o chi risponde a specifiche esigenze) vi costruisce intorno un set di librerie e applicazioni, a mo’ di vestito sartoriale.

Evidentemente, anche Microsoft non ha resistito a questo richiamo, ma la sua è una corsa ad handicap sia in termini di tempo sia dal punto di vista delle funzioni. Unix e Linux sfruttano infatti un motore grafico separabile dal core del sistema. Windows si comporta in maniera opposta e questo si traduce in maggiori dimensioni e maggiori rischi.
Insomma, il motto sembra essere: “Quello che non c’è, non si buca”. Il mondo Unix lo ha capito dall’Epoch (il 1 gennaio 1970, convenzionalmente la data di nascita di Unix stesso); Microsoft lo ha intuito con Windows 2003 Server e probabilmente lo realizzerà nel 2007.
Microsoft usa l’espressione “versione basata sui ruoli” per il Longhorn che verrà. Pur sapendo che, da qui al 2007 (data di rilascio prevista della linea server del prossimo Windows) molta acqua passerà sotto i ponti, non sarebbe male sapere qualcosa sui costi di licenza. Perché, per dirla tutta, non sarebbe bello pagarne una per un server Web, una per un server di streaming multimediale e - magari - una per le Active Directory.

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