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Assodigitale fotografa un’Italia all’avanguardia

Scritto da Alessandro Lubello

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Il nostro paese è assolutamente all’avanguardia sui digital media, ma si può fare di più
Il giro d’affari dell’industria digitale italiana, a livello di contenuti, supererà gli 8 miliardi di euro nel 2005, mentre il valore aggregato dell’indotto è stimato in circa 25 miliardi. Inoltre, ogni euro speso in questo mercato genera un effetto moltiplicativo di circa 3 euro.
Questi sono i principali risultati dello studio “L’industria dei media digitali in Italia” presentato da Assodigitale, associazione che rappresenta gli operatori italiani del settore.
Il mercato dei contenuti digitali è costituito dalla spesa di individui e famiglie, imprese o istituzioni per gli abbonamenti, le carte prepagate e la Tv satellitare e terrestre; i contenuti distribuiti attraverso Internet e la telefonia mobile; i servizi di marketing e la pubblicità sui mezzi digitali, il mercato di Cd e Dvd e quello dei giochi. Sono esclusi applicazioni e dati riguardanti processi aziendali che non sono destinati alla relazione o alla comunicazione con il pubblico.

Il digitale che piace Secondo Assodigitale, già oggi questo mercato costituisce il 30% circa del sistema integrato delle comunicazioni (Sic) previsto dalla legge Gasparri, e presenta tassi medi di crescita del 20-25% per i prossimi tre anni. Ulteriori 4 miliardi di euro, aggiungono gli esperti dell’Associazione, potrebbero arrivare dalla diffusione di nuovi modelli di distribuzione dei contenuti basati su tecnologie digitali.
Non meno rilevante il contributo dell’indotto, che si aggira sui 25 miliardi di euro. Questa fetta di mercato, si legge nel rapporto di Assodigitale, si riferisce ai fattori connessi alla fruizione dei contenuti digitali: la spesa It (hardware, software e servizi) e Tlc (canoni e utilizzo), l’elettronica di consumo (terminali mobili, console, memory stick, fotocamere e videocamere), le infrastrutture tecnologiche e l’energia elettrica, i consumabili (Cd e Dvd scrivibili, cartucce di stampa, carta, batterie), i servizi accessori (assistenza, formazione, stampa), i servizi di Web design e di gestione dei contenuti, i sistemi di pagamento.
Il mercato digitale in Italia è già una realtà promettente, come conferma anche l’effetto moltiplicativo di 3 euro generato nell’indotto da ogni euro di spesa nel mercato principale.
Perché il settore diventi una vera chiave di volta per lo sviluppo del sistema paese, sottolinea Assodigitale, sono però necessarie tempestive azioni di stimolo da parte delle istituzioni. L’associazione ha presentato in proposito due proposte riguardanti l’area fiscale e quella lavorativa.

Innanzitutto, Assodigitale propone la codifica e la definizione di nuove figure professionali e lavorative attraverso un contratto collettivo nazionale per il lavoro digitale. In ambito fiscale, invece, le aziende del settore chiedono di rimuovere la disparità di trattamento fiscale che colpisce le tecnologie.
Questo è vero soprattutto per i contenuti digitali trasmessi su linee fisse o mobili, soggetti a un’Iva del 20%. Gli stessi prodotti non subiscono invece alcuna imposta sulla televisione analogica e sono soggetti a Iva ridotta sulla carta stampata.
Una situazione paradossale, sottolinea il presidente di Assodigitale Michele Ficara Manganelli, per il quale il riesame dell’aliquota Iva sui contenuti distribuiti attraverso i nuovi media “non solo non inciderebbe sul deficit pubblico, ma produrrebbe positivi effetti di stimolo sulla crescita del prodotto lordo e contribuirebbe alla modernizzazione e allo sviluppo del paese”.

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