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Perché Palm Os guarda Linux

Scritto da Gianni Rusconi

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L’acquisizione di China MobileSoft spinge PalmSource nel mondo del pinguino» I portatili di MyTech» Pda da regalo» MyTech open source
Il settore dei dispositivi mobili regala l’ennesimo botto: la nuova versione di Palm OS sarà basata sul kernel di Linux. Nell’aria da qualche tempo ma mai ufficialmente confermata dai vertici di PalmSource, l’adozione del sistema operativo open source è il frutto dell’acquisizione di China MobileSoft - uno dei principali vendor cinesi di software per cellulari.
In movimento
Partendo dalla piattaforma “mfone” di quest’ultima, costruita per l’appunto intorno a Linux, PalmSource intende quindi sviluppare nuove versioni del suo sistema operativo per rispondere, dicono gli esperti d’oltreoceano, a due tendenze ben precise: la diffusione crescente dei terminali “telefono-centrici” e l’enorme potenzialità del mercato cinese, che ha sposato da tempo il software del pinguino grazie all’azione in questa direzione effettuata dai grandi colossi della consumer electronics.

La guerra da combattere contro Symbian e Microsoft per conquistare nuove licenze ha probabilmente dato a Palmsource uno scossone. Così, grazie al Linux cinese la realizzazione di terminali economici e basati su sistema aperto - requisito per sfondare nell’arena dei cellulari e Pda di fascia medio-bassa - non è più una chimera.

Poco importa quindi che il nuovo Palm Os for Linux dovrà misurarsi anche con i “fratellastri” Palm OS Garnet e Cobalt: ciò che conta sarà poter offrire ai produttori di device mobili una piattaforma molto più competitiva nel rapporto prezzo prestazioni rispetto a sistemi proprietari come Symbian OS e Windows Mobile.

L’attuale release dell’Os per smartphone e palmari dovrebbe cambiare completamente veste pur mantenendo invariate sia l’interfaccia che le applicazioni di personal information management (Pim) integrate e fermo restando come prerogativa irrinunciabile la convergenza di funzioni telefoniche e connettività Wi-Fi e Bluetooth integrate. PalmSource, in ogni caso, ha confermato in una nota che “il modello di emulazione 68k sarà portato su Linux per assicurare la compatibilità dei vecchi applicativi”: i software scritti per Palm OS 6, quindi, dovranno solamente essere ricompilati.

La società è convinta che una piattaforma basata su Linux potrà meglio incontrare le esigenze di chi sviluppa software, chip e componenti per terminali mobili. Quanto alla data del debutto del nuovo Palm Os targato Linux poco si sa, anche se le indiscrezioni parlano della primavera 2005; certo è che nei prossimi mesi PalmSource potrà vantare dalla sua un’offerta di piattaforme in gradi coprire tutti i segmenti della telefonia mobile di nuova generazione, dai modelli entry level agli smartphone di fascia alta.

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