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Quale sarà il destino di Wind?

Scritto da Antonio Munari

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Lo scontro per l’operatore targato Enel è fra una cordata guidata da Cesare Romiti e Fastweb
Per capire un po’ meglio quale sarà il destino di Wind occorrerà pazientare almeno fino a giovedì prossimo. In tale data il presidente onorario di Rcs Media Group Cesare Romiti salirà idealmente fino al quartier generale dell’utility nostrana dell’energia per consegnare all’amministratore delegato Paolo Scaroni la sua offerta di acquisto per l’operatore blu-arancio.
Sempre idealmente, nel suo pellegrinaggio, l’ottantunenne ex-presidente Fiat non sarà solo, bensì alla testa di una cordata di facoltosi finanzieri.
Fra i nomi ricorrenti, quello di Naguib Sawiris, l’imprenditore egiziano che siede a capo del gestore telco Orascom. Accanto a questi Wilbur Ross, capo della holding newyorchese WL Ross & Co., e il tycoon franco-vietnamita Philippe Nguyen.

Telefoni e dintorni Sull’altro versante dei candidati all’acquisto, lo spazio è invece interamente occupato da Fastweb, il provider di connessioni a fibra ottica fondato e capitanato da Silvio Scaglia.
Quest’ultimo, interpellato sulle tanti voci di corridoio che sono arrivate fino a dare praticamente per certo il passaggio di Wind nel suo portfolio, ha sempre risposto malvolentieri, aggiungendo solo in tempi recenti che la fattibilità dell’operazione è attualmente al vaglio degli esperti della Deutsche Bank.
In attesa di poter cogliere qualche nuovo spunto dall’esito dello studio della banca tedesca, occorre però tenere conto di quello che è forse l’aspetto più rilevante di tutta quanta la vicenda, le richieste economiche di Enel e la considerazione che Wind gode nell’ambito delle strategie della sua capogruppo. Sul primo dei due punti, il colosso dell’elettricità è stato sempre piuttosto chiaro: l’operazione di vendita può arrivare a conclusione soltanto in presenza di un offerente disposto a sborsare almeno 12-13 miliardi di euro. D’altra parte, però, nemmeno si esclude che in assenza di un’offerta di questa entità Enel possa ridimensionare le sue richieste. Soprattutto - e qui affiorano le considerazioni di carattere più strategico - se si pensa che, nel corso del prossimo anno, dovrà mettere mano al portafoglio sborsando almeno un miliardo di euro per effettuare una serie di nuovi investimenti necessari a tenere il passo con l’evoluzione tecnologica.

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