L’etichetta “mainstream” appiccicata sul Pinguino
Sistemi open source? Sempre più diffusi. E sicuriSecondo gli esperti di International data corporation, impegnatisi in una previsione sull’andamento del mercato nel prossimo triennio, il fenomeno-Linux si appresta ad acquistare dimensioni di massa, tanto in termini di mera presenza quanto in termini di rendita economica.
Complessivamente, ha scoperto Idc, le tre anime del mercato open - desktop, server, software pacchettizzato - arriveranno a valere nel 2008 ben 35 miliardi di dollari. Nel dettaglio, gli oltre 17 milioni di computer da scrivania equipaggiati con un sistema aperto genereranno un valore di 10 miliardi e gli oltre 3 milioni di server aziendali totalizzeranno 11 miliardi (contro i 9 circa calcolati da una precedente indagine), mentre i pacchetti applicativi realizzeranno un botto da 14 miliardi grazie a un incremento annuale costante del 44%.
Tenendo in considerazione sia la vendita del nuovo sia l’usato, i ricercatori del Massachusetts hanno evidenziato come la quota del mercato personal attribuibile al Pinguino (e ai suoi fratelli) possa passare dal 3% del 2003 al 7% nel 2008, quando verranno venduti 17 milioni di macchine dotate di Os libero e quando la base installata globale sarà pari a 42 milioni e 600 mila unità.
Numeri e pinguini Ancora più interessanti le percentuali relative ai server. Sempre nel 2008 si prevede che il 27,5% dei sistemi ad hoc in commercio sarà open source, contro un 63% appannaggio degli ambienti Windows. Per rendersi conto di cosa significhi tutto questo, basta pensare che attualmente Microsoft è dominatrice assoluta del panorama, con una presenza del 90%.
Prove indiziarie dell’avvento di una piccola-grande rivoluzione verrebbero pure dal fatto che il totale dei server che girano su Linux è del 37% superiore al totale dei sistemi nuovi che lo sfruttano già in partenza come sistema primario.
Lo studio di Framingham ha infatti evidenziato la netta spinta pro-Linux in arrivo da una buona di quantità dei produttori di ferro di primo piano, ma ha contestualmente sottolineato come sempre più frequentemente la preinstallazione di un classico Windows venga rimpiazzata in un secondo tempo con una risorsa open. Vero è pure il contrario, specie in Oriente, dove i Pinguini nativi vengono sovente sostituiti con copie pirata del gioiello di casa Gates.
Fra le ragioni dei successi presenti e futuri di Linux viene citata a più riprese la sua stabilità. A corroborare questa tesi è in effetti giunto nei giorni scorsi un esperimento condotto dai laboratori della Carnegie Mellon University.
Mentre i software commerciali, hanno mostrato gli accademici, conterrebbero fra 20 e 30 bachi ogni 1.000 linee di codice, il kernel di produzione di Linux 2.6 ne ospiterebbe in media 0,17, sempre su base 1.000.
Costituito da 5 milioni e 700 mila linee, il codice del kernel citato sarebbe minacciato dunque da “soli” 985 bug, contro i 114-171 mila che, su un identico volume, potrebbero inficiare il buon funzionamento di Windows e compagni.





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