Spam e antispam, lo scontro si fa sempre più aspro
Il paradiso degli spammer? Secondo Sophos è negli Stati Uniti Internet: le notizieContro lo spamForze fresche in campo per la politica di “tolleranza zero” nei confronti delle comunicazioni indesiderate (non solo di posta elettronica): dopo avere approvato in fretta una specifica normativa, i Paesi Bassi hanno comminato le prime sanzioni pecuniarie a tre professionisti dello spam.
Su iniziativa di Opta (questa la sigla dell’authority olandese per le telecomunicazioni, che ha recentemente stretto accordi con il garante della privacy francese per meglio dare la caccia agli spammer), un privato è stato multato di 45 mila euro per avere inviato numerose e-mail non sollecitate, che tessevano le lodi del Mein Kampf di Adolf Hitler e apparivano inviate da un’associazione antispam olandese.
Stesso destino (ma con sanzione ridotta: 25 mila euro) per un’agenzia pubblicitaria, Groenendaal Uitgeverij Bv, che ha mandato per mesi e-mail relative a offerte di servizi finanziari.
In diretta dalla rete I provvedimenti non si limitano alla posta elettronica: un’azienda (Yellow Monday Institute) che inviava Sms non graditi a ignari destinatari (al non indifferente costo di 1,1 euro a messaggio) ha dovuto pagare una multa di 20 mila euro.
Sul fronte dei grandi provider, dai quali proviene una quantità enorme di messaggi non desiderati, America On Line ha diffuso dati interessanti: per il 2004 c’è stata una riduzione del traffico di mail indirizzate a utenti Aol (da 2 miliardi e 100 milioni a 1 miliardo e 600) e delle segnalazioni di spam. Si tratta di dati che inducono a un moderato ottimismo, ma che in sé non sono indici assoluti: bisogna vedere se a quel mezzo miliardo di missive mancanti corrisponda un’utenza aumentata o diminuita e se alla base delle diminuite segnalazioni di spam vi sia il crescente uso della casella di posta Aol come junk e-mail, ovvero un account dichiaratamente sacrificato alla ricezione di immondizia.
Il tutto anche alla luce di un’affermazione a sorpresa di Sophos: per il vendor di antivirus (e, ovviamente, antispam) non sono Cina e Corea il paradiso degli spammer, ma gli Stati Uniti. Più di quattro e-mail non desiderate su dieci, infatti, provengono per Sophos da un dominio a stelle e strisce, che imputa il risultato alla mancanza di protezione su buona parte dei sistemi desktop. E quest’ultima affermazione non sembra orientata alla vendita di soluzioni di sicurezza per il desktop: tra i produttori di antivirus, Sophos è forse quello più orientato all’azienda.
Quindi, il paradosso è servito: una delle principali (e involontarie) fonti di spazzatura sono proprio i Pc di chi dello spam si lamenta. I worm di tipo mass-mailer, ormai sulla breccia da qualche anno, lo dimostrano: installano infatti motori Smtp (veri e propri server di posta) sui sistemi infetti per propagarsi.





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