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Spam: rappresenterà il 95% dei messaggi di posta?

Scritto da Guido Sintoni

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Contro lo spam» Tutte le news di oggi
Da tempo, le blacklist sono uno dei sistemi più efficaci e utilizzati per combattere l’invio di posta non desiderata: gli amministratori di sistema dei provider Internet e delle aziende “istruiscono” cioè i propri server per rifiutare l’inoltro di posta (e magari la ricezione) da domini che siano riconosciuti come fonte di spam.
In Sendmail (uno dei server di posta elettronica più diffusi su Internet) una sola linea del tipo “cyberspammer.com 550 We don’t accept mail from spammers” in un file di configurazione rimanda al mittente del dominio (fittizio, ovviamente) cyberspammer.com il messaggio, con l’aggiunta di un codice errore: “550 Non accettiamo mail dagli spammer. E, a livello più alto, è possibile dare in pasto ai server intere liste di proscrizione (le blacklist, appunto) per domini meno espliciti di quello sopra citato.

In diretta dalla rete Se gli spammer fossero così sprovveduti, si potrebbe parlare di una battaglia vinta in partenza, ma il grido d’allarme lanciato da Steve Linford, responsabile del progetto Spamhaus (una delle organizzazioni più attive nella caccia allo spammer), sostiene l’esatto contrario.
Notato l’incremento del traffico (per ora in terra statunitense, ma sembra che per l’Europa sia una mera questione di tempo) di bulk mail provenienti dai grandi carrier, Linford sostiene che vi sia stata un’evoluzione nei worm di tipo mass-mailer e nei malware per la diffusione di spam.
Se fino a poco tempo fa lo spam veniva inviato direttamente dalle macchine infette (previa installazione indesiderata di motori Smtp), la nuova generazione di zombie (così sono spesso definiti i Pc contagiati) avrebbe acquistato intelligenza facendo relay sul server di posta di chi fornisce connettività Internet.
Si intuisce così che è ben più difficile catalogare come spam una mail proveniente da un grande provider piuttosto che da un semplice dominio residenziale ed è proprio su questa difficoltà che contano gli spammer.
Non che il filtraggio selettivo sia qualcosa di impossibile, ma - stando la situazione attuale - i costi di rimozione della posta spazzatura sono destinati a un notevole incremento. Spiega infatti Trip Cox, Cto di Earthlink (uno dei provider più utilizzati negli Stati Uniti): “Con politiche di routing e punti di controllo più rigidi, abbiamo ridotto lo spam dal 30% al 2%”.
Questo a fronte di uno sforzo supplementare evidente: lo stesso sforzo necessario per evitare che si raggiunga la situazione predetta da Linford, ovvero il 95% di traffico di posta composto da spazzatura elettronica.

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