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Assinform: l’Ict cresce ovunque, ma l’Italia è in ritardo

Scritto da Roberto Carminati

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I numeri del mercato hi-tech nell’anteprima delle analisi annuali a cura dell’associazione
Cresce ovunque il mercato It-Tlc: negli Stati Uniti - dove negli ultimi cinque anni ha sempre incarnato il 20% del Pil - e naturalmente in Asia (+13% per le telco; +5,8 per l’informatica nell’ultimo anno); in Europa Occidentale, con l’It a +3,2 nel Regno Unito e a +2,3 in Spagna; infine nel resto del mondo: il differenziale 2004-2003 è del 6,6% in ambito informatico e dell‘11,1% in quello delle telecomunicazioni.
Ai margini della festa c’è però l’Italia, per la quale i relatori di Assinform Pierfilippo Roggero e Giancarlo Capitani sprecano due “ahimè” nel volgere di pochi secondi. Il piccolo incremento dei valori (+1,5%) visto negli ultimi 12 mesi non basta a nessuno, anche perché riguarda più le telecomunicazioni (+2,4% per un totale di 41 mila 860 milioni di euro) che non la tecnologia dell’informazione, giù dello 0,4% a segnare il terzo anno di discesa consecutivo.

L’Ict in cifre Nel mondo l’Ict vale oggi ben 2.443 miliardi di dollari e gode di un indotto fra i più considerevoli. Il suo valore complessivo è salito durante l’anno del 5,9%, ripartito fra il +4,4 dell’information technology e il 7% circa del comparto telco.
Quello che Capitani (amministratore delegato dell’associazione) ha definito “un settore di massa che attraversa orizzontalmente tutti gli altri segmenti” ha salutato la vendita di 650 milioni di cellulari e di 173 milioni di computer.
Perché l’Italia non approfitta del boom? Una delle ragioni sta nella sostanziale miniaturizzazione dell’impresa nostrana. Ridimensionati i colossi, si moltiplicano i lillipuziani non informatizzati e la porzione più interessante della domanda è data dalle medie imprese, il 23,4% del mercato informatico nazionale, “dinamiche e animate da problematiche analoghe a quelle delle entità più grandi”.

Il panorama hardware tricolore premia solo i Pc (+16,7% in volumi, +2,5 in valore) e le stampanti multifunzione, il cui ritorno economico cresce del 94%. Lo scarto fra le unità vendute e i guadagni dei personal computer si deve all’erosione dei prezzi, che le insegne Gdo possono (sino a un certo punto) sopportare e gestire, contrariamente a quanto accade al canale e ai vendor locali.
Una considerazione a parte per la tipologia delle macchine acquistate. I desktop salgono del 7,3%, i portatili del 34,5: grazie alle famiglie che li utilizzano come hub digitali; grazie a professionisti o manager sovente “senza scrivania”.
Risicato il progresso del software, che è valso solo lo 0,4% in più rispetto al 2003 (Capitani ha puntato l’indice contro la pirateria); desolanti il quadro dello sviluppo e della manutenzione (-3,3%) e quello della formazione: il suo -6,5% è “un fatto molto grave, che penalizza la qualità dei progetti”.

Chi gongola è il mercato delle telecomunicazioni, dove persino le Tlc fisse contengono le perdite economiche, passando dal -3% fra 2002 e 2003 al -0,2 di oggi. Complessivamente il mercato sale del 2,4%, sfiora quota 42 miliardi e celebra il +4,9% di rendita dei cellulari.
Sale ancora l’incidenza dei servizi (+3%) e si riduce il decremento in valore delle infrastrutture fisse o mobile. Valgono il 2,2% in più i terminali mobili (4 miliardi e 370 milioni di euro, 16 milioni di pezzi), ma la telefonia residenziale resiste grazie alle sostituzioni aziendali, impreziosite dal VoIP. I servizi in movimento salgono del 20,4% e oggi toccano quota 2 miliardi e 570 milioni: “Il motore - dice Capitani - sono i 35 miliardi di messaggi inviati fra 2003 e 2004, l’infotainment e Internet”.
Sul Web, la navigazione veloce fa conquiste. Gli accessi complessivi sono quasi 4 milioni e mezzo per un balzo del 97,8%. La parte del leone spetta all’xDsl, 4 milioni e 236 mila utenti. Tornando ai servizi mobili, quelli non legati alle comunicazioni vocali valgono 60 euro l’anno per utente. Protagonisti ancora i messaggi di vario genere, “che trasformano il modo di comunicare e, con esso, la società stessa”.

L’Ict in cifre Per vincere la sfida della modernità bisognerà forse ripartire da qui, da un’offerta integrata che sfrutti al massimo l’ampiezza dei contenuti e delle piattaforme - video, musica, informazione e giochi veicolati attraverso Pc, cellulari e smartphone, Pda e Tv digitale - andando a incontrare le esigenze di un pubblico evoluto, maturo, disposto a spendere.
È questa una fra le (poche) speranze di un paese che Assinform vede zavorrato dal duplice ritardo degli elevati costi interni di produzione e dei bassi costi dell’import, ancora una volta ostacolato dalle “troppe chiacchiere” e da una strategia che esclude l’hi-tech dal novero dei fattori abilitanti, quasi a ignorare il rapporto conclamato fra la crescita del prodotto interno lordo di una nazione e i suoi investimenti in tecnologia. Una critica, quest’ultima, che sentiamo ripetere da molti, troppi anni.

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