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Prova: Ubuntu, il miglior Linux da desktop

Scritto da Guido Sintoni

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Sistemi aperti_Occhio all’impresa
Nuova a partire dal nome, ma fortemente (e dichiaratamente) basata su Debian , Ubuntu Linux è una distribuzione orientata al desktop che ha più di una carta vincente da giocare.
Per approfondire Ubuntu Nasce sotto l’egida di Canonical, un’azienda dell’isola di Man che è dichiaratamente “orientata allo sviluppo, distribuzione e promozione di software open source, e alla fornitura di strumenti e aiuto alla comunità open source”; il nome deriva da un’antica parola africana, che significa “l’umanità verso gli altri“, ma anche “Sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti noi siamo”.

La via di Debian è significativa: da questo progetto libero Ubuntu mutua il metodo di lavoro che dovrebbe garantirne la continuità, ma le differenze sono tante e tali che sarebbe ingeneroso definire Ubuntu un clone di Debian.

Tra le più importanti, il fatto che una nuova versione di Ubuntu sarà rilasciata ogni sei mesi e (grazie ai meccanismi di aggiornamento di Debian) non richiederà reinstallazione, ovviando a quella certa lentezza nel rilascio di nuove release e applicazioni di cui l’organizzazione su base volontaria di Debian è spesso accusata.

Installazione. Per fissare in maniera (quasi) definitiva l’idea, Ubuntu nasce per essere “Linux per gli esseri umani”; Debian per mettere a disposizione di utenti e amministratori di sistema Linux, un semilavorato da personalizzare in maniera spesso massiccia.
Ma prima di accedere a un ambiente di lavoro decisamente efficace, bisogna superare un ostacolo preliminare: il processo di installazione di Ubuntu riporta indietro nel tempo, e - pur non complesso in sé - richiede attenzione e qualche minima conoscenza di base. Non esiste grafica; non esistono wizard evoluti, ma c’è solo l’interazione tra lo schermo e l’utente. Che dovrà abbandonare per qualche minuto un comportamento del tipo “confermo, non leggo e spero che vada tutto bene” e ragionare in base a ciò che vuole ottenere.

Va detto, tuttavia, che le impostazioni di default dell’installer corrispondono nella maggior parte dei casi a ciò che chi installa Linux per la prima volta cerca: comunque, uno strumento grafico si intonerebbe molto meglio con le finalità della distribuzione. Per ora la spiegazione del team di Ubuntu al riguardo è chiara e, per certi aspetti, condivisibile: si installa una volta sola, e - come sopra accennato - il salto da una versione all’altra non richiede di mettere mani all’installer.

Ubuntu è una distribuzione Gnome-centrica (anche se c’è una interessante variazione sul tema chiamato Kubuntu, ovvero Ubuntu con l’ultima versione di Kde come ambiente grafico); la versione da noi analizzata - la 5.04 - adotta già il nuovo Gnome 2.10.
Non si tratta di un aspetto da poco: la nuova versione mantiene ciò che la 2.8 prometteva, ovvero un corretto riconoscimento “a caldo” delle periferiche Usb, specie le unità di storage e le fotocamere.

Subito al lavoro. Il rilevamento hardware di Ubuntu è allineato con quello delle ultime distribuzioni basate su kernel 2.6: (molto) soddisfacente per le macchine fisse, e meno per i Pc portatili a causa dell’implementazione ancora perfettibile di ACPI. In più, il kernel di Ubuntu non era compilato con il supporto per il predecessore APM: peccato!
Ad ogni modo, il sistema appena installato si rivela da subito già utilizzabile con profitto: comprende un ambiente grafico intuitivo anche se esigente in termini di hardware; la suite di produttività personale OpenOffice.org 1.1.3; software di base per la riproduzione di formati multimediali audio e video; il browser Web Mozilla Firefox 1.0 e il client di posta elettronica Evolution 2.2.

Ubuntu predilige il free software: se si è utenti pragmatici, bisogna mettere in conto di dovere integrare la dotazione di base con la vera marcia in più della distribuzione: Apt-Get, lo strumento di aggiornamento di provenienza Debian che risolve automaticamente le dipendenze e trova in Synaptic un front-end grafico di assoluto valore.
Con Apt-Get è possibile attingere a vari repository di applicazioni specifiche per Ubuntu (o per Debian instabile, spesso correttamente funzionanti su Ubuntu), di qualsiasi natura o quasi, mantenute dal team ufficiale di Ubuntu (nel qual caso, a fianco del nome del pacchetto appare un apposito pittogramma) o da terze parti.
C’è bisogno del plug-in di Flash per Thunderbird? Non c’è problema: lo si trova (e installa automaticamente) con Apt-Get (o Synaptic). Il runtime Java? Stesso discorso. Si vuole installare Mplayer per potere sfruttare i codec di Windows e riprodurre filmati in formato Microsoft? Idem come sopra.

Se si dispone di una connessione a banda larga, è possibile in poco tempo creare un ambiente a reale misura delle proprie esigenze, con una facilità sconosciuta anche a Windows in virtù dell’approccio centralizzato e basato su Apt-Get.

Difficile dire se Ubuntu sarà la chiave di volta di Linux per il desktop: Windows è destinato a rimanere a lungo sui Pc di molti utenti, e a costituire la workstation per antonomasia. Ma di Ubuntu è facile innamorarsi per molti motivi: per la coerenza di base del progetto; per l’effettiva possibilità di essere operativi in poco tempo e per meccanismi di funzionamento robusti (e spesso sicuri) mutuati dal mostro-Unix. E, per i più smaliziati, per la mancanza dell’utenza di root_, sostituita un uso più raffinato ed efficiente di sudo_.
In definitiva, è probabile_ che Ubuntu sia il miglior Linux per desktop attualmente in circolazione (non solo rispetto alle alternative libere, quali Fedora, ma anche a quelle commerciali, tipo Linspire), ma è certo_ che non sia passata una meteora: Ubuntu sembra destinato, con tutti i limiti del caso, a una lunga e luminosa carriera.

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