Opinione. Apple: il modello Zhdanov soppianta il Mahatma
Apple litiga con gli ambientalisti_SONDAGGIO: Apple, la nuova Microsoft?Le altre_ opinioniPARTECIPA AL SONDAGGIO. Apple, la nuova Microsoft?
I suoi prodotti hanno un’immagine fresca e trendy, tanto ostentatamente gggiovane da sembrar finta come Pamela Anderson. Idem, spesso e volentieri, i suoi pasdaràn: gente - come san Bono Vox da Dublino - per cui fra una firma in calce a “Cancella il debito”, il sostegno a Nelson Mandela contro l’apartheid e il tifo sfrenato per il trionfo dell’iPod contro le oscure forze rivali non sussistono soluzioni di continuità.
Dalla propria ha in più la forza dei nerd redenti, ostracizzati ed emarginati e ostacolati a suon di sotterfugi sino alla riscossa in extremis nel nome dell’happy ending.
Approfondimenti
Entità speculare e ovviamente contraria al monstrum creato dal malvagio Bill Gates, la Mela al gusto di buonismo comincia però a perdere qualche colpo sul piano delle relazioni pubbliche e della credibilità, convincendo qualche commentatore disinteressato a metterne in evidenza i lati più controversi.
In barba a una letteratura che la vorrebbe per eccellenza “democratica” - fra pubblicità gandhiane e resistenza allo strapotere monopolista dei volubili sistemi Windows - l’azienda ha lasciato trapelare ultimamente un’attitudine più staliniana, sino a convincere i più spregiudicati a mettere nero su bianco il fatidico interrogativo: Apple è la nuova Microsoft?
Nell’occhio del ciclone l’intervento legale contro i siti agiografici Apple Insider e Power Page, rei di aver pubblicato indiscrezioni sul rilascio di “Asteroid”, un tool che consentirebbe la registrazione diretta degli strumenti musicali su un computer: Cupertino avrebbe equiparato la “soffiata” a un caso di spionaggio industriale, citando in giudizio i responsabili in spregio alle norme di salvaguardia della libera stampa.
A corroborare il sospetto di una concezione sovietica della libertà d’espressione c’è poi il caso della biografia “iCon Steve Jobs: the greatest second act in the history of business” di Jeffrey Young. Il suo editore, Wiley, ne aveva inviata una copia ad Apple per verificare la veridicità di alcuni fatti.
Secondo fonti italiane, senza concedersi nemmeno un’occhiata il vendor avrebbe rispedito l’opera al mittente rifiutando di venderla nei suoi negozi e anzi ritirando tutte le opere pubblicate dalla stessa etichetta. Per le stesse fonti, che non citano alcun contenuto ingiurioso verso il boss, la decisione di Wiley di fornire un’anteprima del volume testimonierebbe della sua ingenuità.
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