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Pirateria multimediale, al via nuova campagna governo

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SONDAGGIO. Che fare con il file sharing?

ROMA (Reuters) - Un cd pirata schizza fuori da un masterizzatore e va a conficcarsi a pochi centimetri dalla testa di un terrorizzato Giorgio Faletti: “La pirateria multimediale è un crimine”, dice una voce fuori campo. “Stanne fuori”, chiosa il musicista, scrittore e attore.Protezioni (e utili letture) E’ la conclusione del nuovo spot della Presidenza del Consiglio contro la riproduzione e il commercio non autorizzato di musica, film, software e letteratura — un settore che in Italia vale 1,3 miliardi di euro l’anno — presentato oggi a Roma dal sottosegretario Paolo Bonaiuti e dal segretario generale Mauro Masi. “La pirateria è abitualmente considerata un fenomeno tollerabile”, ha detto Bonaiuti alla stampa a palazzo Chigi.
“Noi pensiamo che sia un danno per tutti e come tale è necessario contrastarla”, ha aggiunto, alla presenza rappresentanti delle industrie del settore e degli autori, tra cui il celebre paroliere Mogol. A questo scopo, la Presidenza ha deciso di intervenire con una “maggiore comunicazione” attraverso una campagna, che presto approderà su tv, radio e stampa, per sensibilizzare sui temi del diritto d’autore e della diffusione illegale di contenuti, in primo luogo su Internet. “Non vuole essere un tentativo di criminalizzare la Rete, che è una grande opportunità”, ha sottolineato più volte Masi. “E’ necessario però sottolineare il punto di confine tra un’opportunità e un crimine, e questo è il rispetto della legge”.

Unanime è stato il plauso all’iniziativa degli operatori del settore presenti. Come pure il grido di allarme sui rischi della pirateria. Secondo Mogol, la circolazione di musica pirata è “un disastro” che danneggia gravemente gli autori e sta portando verso “la fine della creatività”. Un crimine, ha ricordato il direttore generale della Siae Gianni Profita, ma soprattutto un “grave danno all’industria dei contenuti (che) rischia di morire”.

Il problema ha una dimensione globale — hanno ricordato in molti — e globali devono essere le soluzioni, che però sembrano in gran parte ancora da inventare. Il diritto d’autore, ha ricordato un altro rappresentante della Società degli autori e degli editori, è sempre stato considerato in qualche misura un diritto “di secondo ordine”. Oggi, ha ricordato Masi, capire “come, quanto e a chi” si paga il copyright è un tema centrale per l’economia mondiale.
La necessità è di una “norma condivisa a livello mondiale”, ha aggiunto, ma qualunque smagliatura nel raggio di azione delle leggi — come insegnano i tentativi di chiudere siti pedopornografici che non fanno che migrare su server sempre diversi — rende ancora assai complicata una vera regolamentazione.

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