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Cavalli di Troia per spionaggio telematico

Scritto da Guido Sintoni

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Sembra una spy-story ed è un fatto di cronaca: arrestato un israeliano che scriveva trojan horse su commissione, in grado di aggirare antivirus e protezioni varie e carpire segreti industriali. Un nuovo caso Echelon? SONDAGGIO: usi l’antispyware?Difendetevi!


Poco meno di venti persone arrestate, le polizie di (almeno) tre Stati impegnate in una corsa contro il tempo e una storia di spionaggio industriale decisamente complessa: l’operazione “Cavalli da Corsa” intrapresa dalla polizia israeliana riporta alla mente il caso Echelon, il Grande Fratello concepito (e smascherato) per tenere traccia di pressoché tutte le comunicazioni via e-mail, telefono e fax in ogni angolo del mondo.
Protezioni
I fatti: Amnon Jackont, uno scrittore, ha scoperto su Internet alcuni brani del proprio libro non ancora pubblicato: insospettito, ha denunciato la cosa alle autorità competenti, che hanno analizzato il suo Pc scoprendo un cavallo di Troia non ancora catalogato dai vari scanner antivirus.

Gli inquirenti sono risaliti a Michael Haefrati, autore del software maligno: già marito della nipote di Jackont, aveva tentato di vendere alle autorità israeliane software di intercettazione e agiva su commissione. Haefrati è finito in manette a Londra, e ha scoperchiato una vera e propria pentola a pressione che ha coinvolto molti nomi dell’imprenditoria israeliana, ma non solo. Sono stati rintracciati e arrestati molti committenti di Haefrati: manager e capitani d’industria il loro scopo era quello di mettere le mani su segreti industriali dei concorrenti nel settore automobilistico, delle comunicazioni satellitari e delle compagnie telefoniche. Una volta in possesso del cavallo di Troia, i committenti lo spedivano - opportunamente camuffato - alle vittime, recapitando loro CD o e-mail di presentazione di offerte, con malware annesso.

Ma non è un affare solamente israeliano: l’operazione è approdata ai confini tedeschi e inglesi. Poco si sa dell’entità dei danni e dei nomi coinvolti, ma fonti autorevoli sostengono che i trojan horse realizzati da Haefrati siano stati attivi per meno di un mese, e che abbiano caricato i dati richiesti su macchine remote, attualmente sotto sequestro degli investigatori.

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