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Assinform-Stanca: la crisi continua, qualcuno non la vede

Scritto da Roberto Carminati

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I numeri del mercato hi-tech italiano sono tragici per quel che riguarda l’informatica. Si sorride invece, come di consueto, con telefonini e Internet (a banda larga)
Se ancora non vi foste accorti che quello in cui vivete è il migliore dei paesi possibili nel migliore dei mondi possibili, ascoltando una relazione del ministro Stanca come quella assaporata live al più recente convegno Assinform vi convincerete se non altro di abitare in una nazione del tutto all’avanguardia sotto il profilo dell’hi-tech.
L’ineffabile ex Ibm ha sostenuto che nessun precedente governo abbia fatto tanto per la modernizzazione e speso parole di miele per iniziative di dubbio riscontro come gli sconti agli adolescenti per l’acquisto di un Pc, i finanziamenti per la banda larga, le agevolazioni per il digitale terrestre.
La “grande negatività” dalla quale l’Italia starebbe affrancandosi si dovrebbe - al solito - alle eredità precedenti, all’euro e alla fiera concorrenza dei mercati emergenti, Cina e India su tutti. L’euro ha penalizzato lo Stivale, dice Stanca, dimenticando però che altri aderenti alla moneta unica (Francia, Germania) sono usciti dalla stagnazione lasciandoci fanalino di coda nell’ambito delle spese It. E se non spetta solo alla politica trovare rimedi alla crisi, pur vero è che quando Assinform richiama la necessità di un’azione sistemica per il rilancio dell’economia e degli investimenti Itc, sembra pensare proprio a un più ampio e definito coinvolgimento delle istituzioni.

L’Ict in cifre Nel 2004 in Italia il mercato It ha proseguito la discesa, calando di valore dello 0,4% (19 miliardi e 320 milioni di euro); le telecomunicazioni sono salite ancora del 2,4 a 41 miliardi e 860. L’incidenza sul Pil del nostrano mondo telco (3%) è infatti allineata col resto d’Europa e con gli Usa (3,25%), il che non accade sul versante informatico: qui è ferma all‘1,9% contro il 3 del resto d’Europa e il 3,8% degli States. Senza guardare ai fenomeni asiatici e ai loro boom da 15 punti, fa sensazione vedere che il nostro è il solo stato del continente dove la crescita It è rimasta negativa pure fra 2003 e 2004 (-0,4%). Non così la repubblica federale tedesca (+1,4%) né i cugini d’Oltralpe (+2,2%), men che meno gli iberici, a +2,3.
Sussistono nel Belpaese, secondo l’amministratore delegato Netconsulting Giancarlo Capitani, tre tipi di divario che concorrono a determinare il ritardo strutturale complessivo, a cominciare da quello dimensionale: le piccole aziende sono impossibilitate a investire; le grandi lo fanno, ma in virtù del loro maggiore potere di acquisto presso i vendor non incidono granché sulla spesa globale. C’è un divario settoriale fra comparto e comparto (bene le amministrazioni locali) e preoccupa poi la frattura fra nord, centro e sud: se a nord-ovest la spesa It pro capite è stata nel 2004 di 1.054 euro, nel mezzogiorno e nelle isole è stata di soli 469 euro.
L’ininterrotta crescita del settore telecom è un successo a metà, visto che fra i suoi fattori determinanti c’è sempre l’affermazione dei servizi a valore (+20,4% fra 2003 e 2004) guidati dal fenomeno xMs: sono stati oltre 30 miliardi i messaggini inviati nel 2004, per una crescita del 17,5% sull’anno precedente. Molto lucroso per gli operatori, forse poco significativo per l’innovazione del sistema-paese.
Ciò che invece colpisce e potrebbe risultare abilitante è la buona accoglienza della Rete a banda larga. Nella top-ten mondiale dei paesi più broadband-oriented il nostro figura al nono posto, a breve distanza da mostri come il Canada, il Regno Unito, Francia e Germania.

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