Apple-Intel: il matrimonio non s’ha da fare?
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Ibm addio, benvenuta Intel. La svolta di Apple, che ha deciso di cambiare il motore dei Mac suscita, oltre agli scontati commenti soddisfatti dei due contraenti, anche dubbi, timori e preoccupazioni.
Gioielli di casa Jobs
I primi a nutrire perplessità sono ovviamente gli adepti della mela morsicata. Radicale e refrattaria al mass market, per non dire elitaria, la community ha accolto piuttosto male la notizia. Lo si capisce anche buttando un occhio distratto alle animate discussioni di Think Secret, il più aggiornato dei siti dedicati ai Mac-rumors, come pure girovagando tra i commenti al report della bibbia Macworld e nelle bacheche dei principali spazi nostrani dedicati al mondo Macintosh.
Il dito è puntato innanzitutto contro Steve Jobs. L’accordo firmato con Intel è considerato alla stregua di un alto tradimento: per conquistare nuove fette di mercato il discusso manager occhialuto avrebbe venduto l’anima al diavolo. E a pagare per questa strategia saranno gli utenti, i quali temono che - con la perdita della dimensione esclusiva - la qualità dell’accoppiata hard e software subirà un netto calo e che i loro sistemi tanto amati ed apprezzati vedranno via via scemare il supporto della casa madre, deprezzandosi altresì come non mai sul mercato dell’usato.
Tristezza e cuori spezzati si mischiano alle analisi dal respiro più ampio. Molte sono le voci critiche circa la strada verso la transizione che porterà da qui al 2007 a soppiantare del tutto i chip Ibm in favore di quelli del vendor di Santa Clara. Sono in tanti a prevedere, infatti, che nei due anni che intercorrono dalla messa in atto conclusiva del piano, gli utenti preferiranno attendere e verificare quale conformazione prenderà il binomio. Questo è destinato a produrre un calo sensibile delle vendite di Mac.
Se per verificare in concreto la bontà della mossa di Apple bisognerà attendere i tempi tecnici legati all’introduzione del piano su larga scala, per capire quali sono state le ragioni che hanno spinto a decidere per il passaggio qualche elemento c’è già. Quantomeno sulla carta. ha parlato di un passaggio inevitabile nel perseguimento di standard qualitativi adeguati, lasciando intendere che con Ibm questo obiettivo sarebbe stato raggiunto con una difficoltà sempre maggiore, soprattutto da quanto Big Blue ha cominciato a ridurre il suo impegno nel settore dei semiconduttori.
Difficile, contrariamente a quanto si era ipotizzato in passato, è pensare invece che a portare a Intel sia stata la volontà di tagliare i costi, giacché - come è emerso in via collaterale all’annuncio-choc - già da tempo Ibm praticava sui suoi chip per Apple prezzi altamente concorrenziali.
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