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Sonar 2005. Un ponte tra accademia e avanguardia

Scritto da Claudio Gervasoni

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CON MYTECH AL SONAR

El Pais, il più importante quotidiano di Spagna, ha dedicato al Sonar l’intera pagina della cultura di sabato 18 giugno. E non lo ha fatto per compiacere gli 80 mila che hanno affollato i concerti di Chemical Brothers o De La Soul, i gruppi di maggior richiamo della programmazione serale. Ma lo ha fatto per sostenere una tesi più che condivisibile: il Sonar è ormai diventato, assieme a pochi altri festival di questo genere in Europa (Transmediale di Berlino e Ars Electronica di Linz) un vero e proprio ponte tra cultura alta e bassa. Tra accademia e avanguardia. Tra sperimentazione e applicazione. Tra elettronica e arte.
Eventi digitali E lo è diventato non solo e non tanto perché nella serata inaugurale mette insieme l’Orquestra Simfònica de Barcelona i Nacional de Catalunya con Richie Hawtin, dj/rupture e Doseone, a confrontarsi su musica del compositore viennese Anton Webern. Ma lo è diventato, questo ponte, perché grazie al meglio della musica elettronica contemporanea (o quella di maggior richiamo se si preferisce) permette di avvicinare una quantità impressionante e irripetibile di persone alle più avanzate forme di sperimentazione artistica con i nuovi mezzi digitali. Per capirci è come se l’Heineken Jamming festival o il Cornetto Free Music o il Coca Cola Live affiancassero ai live set esposizioni di Net Art, videoarte o arte digitale tout court.

Ovviamente una scelta si impone anche al Sonar, perché gli spazi del Macba, del Centro di Cultura Catalana e del Centro d’Arte Santa Monica non sono stati progettati per accogliere folle oceaniche. E il merito degli organizzatori è quello di fare sempre scelte molto mirate e per questo molto chiare.

Due sono stati i grandi filoni d’indagine di questa edizione 2005: il paesaggio inteso come spazio d’intervento e il mondo inteso come fonte di dati da organizzare.

Nella categoria Figurative Landscapes due sono i progetti che ci sono particolarmente piaciuti: Control e Panoramas. Il primo consiste nell’inserirsi nei protocolli di trasmissione dei sistemi di videosorveglianza per catturarne le immagini e renderle pubbliche, svelando i rischi per la privacy che si nascondono in questi strumenti di controllo e osservazione. Un punto di vista non lontano da quello di Michelle Teran, che dopo Transmediale ha presentato anche al Sonar il suo Life: A User’s Manual. Panoramas invece presenta una serie di immagini rielaborate e in grado di mostrare un paesaggio a tutto tondo: l’intenzione è ovviamente quella di mostrare anche quello che solitamente si nasconde fuori dai bordi di una fotografia.

Built Landscapes, oltre a Sunflower Fields Forever di cui abbiamo già parlato, ha esposto tra gli altri un interessante video di Sophie Gateau, I Love Paris: usando la tecnica di manipolazione digitale dei video e parecchio materiale d’archivio, la Gateau ha elaborato un giro turistico attraverso Parigi mostrando cosa sarebbe la Ville Lumière se tra Notre Dame, il Louvre e la Tour Eiffel fosse stato costruito tra gli altri anche il mostro della Koolhaas National Library.

L’uomo ha da sempre prodotto oggetti artistici con gli strumenti in suo possesso: se nelle caverne potevano usare l’ocra e il carboncino, oggi gli artisti possono sfruttare gli strumenti tecnologici. Ed è quello che fanno gli inglesi Jeremy Wood e Hugh Pryor con GPS Drawing, esempio di locative art: attraversare campi, città e foreste aiutati da un global positioning receiver per tracciare nuove strade. Non dissimile è il Degree Confluence Project che ricerca e individua i punti di incrocio tra meridiani e paralleli in situ e ne raccoglie una documentazione fotografica.

Alcuni progetti di interaction design nella sezione Data Landscapes risultano interessanti per organizzare, anche graficamente, la complessità di informazioni proveniente dal mondo contemporaneo. Di Newsmap si è già parlato: simile è 10X10: 100 words and pictures that define the time un mosaico di 100 immagini e parole che, recuperate dai motori di ricerca della rete, definiscono il qui e ora del nostro tempo.
State Machine e Greenpeace Clear mostrano, utilizzando una grafica web dinamica, le sfere di influenza e di interesse che si celano attorno ai deputati del congresso americano e alle compagnie petrolifere refrattarie alle misure per diminuire l’impatto climatico degli idrocarburi.
Infine Baby Name Wizard Voyager risponde all’epocale domanda che molti prima o poi si pongono: quanta gente esiste nel mondo con il mio stesso nome? Usando una grafica simile a quella delle stratificazioni geologiche, questo database continuamente aggiornato permette di visualizzare i nomi più comuni e quelli decisamente più inconsueti. Utile anche per futuri genitori in crisi d’identità.

CON MYTECH AL SONAR

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