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Linux, in prova la nuova Debian Sarge

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Scritto da Guido Sintoni

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Prova di Debian 3.1, distribuzione Gnu/Linux

E’ possibile impiegare tre anni, giorno più o giorno meno, per passare da una versione denominata 3.0 a una release 3.1 di un sistema operativo, senza nel frattempo perdere di attualità e senza ricorrere al patrocinio di padri e padrini vari? La risposta è sì, e la sua traduzione pratica si chiama Sarge, ovvero Debian 3.1.

Per approfondire Da qualche giorno, Sarge è l’ultima Debian stabile disponibile: sostituisce Woody (Debian 3.0) e viene a sua volta rimpiazzata - come versione di test, da Etch. Nulla cambia per la terza (e ultima) release di Debian, cioè Sid: è quella per definizione instabile, in cui si sta portando avanti lo sviluppo di Debian Linux.

Ubuntu, la prova

Debian si può identificare da tempo con la faccia “libera” di Linux: fa uso di software libero proveniente dal progetto GNU (e quindi regolata dalla licenza Gpl), e sottolinea la cosa più di ogni altro progetto orientato a Linux in circolazione. Di qui il fiorire di stereotipi e leggende urbane sul mondo e sull’utenza Debian: un po’ integralisti del software e un po’ maghi, e all’atto pratico la parte viva e utilizzatrice della più grande traduzione in pratica del concetto di consociativismo informatico.

Debian è il Linux più puro? Non sta a noi dirlo. Linux è in sé un kernel; la differenza è fatta dall’assemblaggio delle applicazioni che vi gravitano intorno. Diciamo che Debian è - con Ubuntu che da essa strettamente deriva - indubbiamente la distribuzione che più di tutte richiama GNU/Linux anziché Linux: una vera e propria filosofia di vita. Ma non si tratta di folklore: piuttosto, di ottimo software. Che, ricordiamo una volta ancora, è frutto di un progetto non sponsorizzato (come invece lo sono gli altri Linux liberi, da Fedora a Ubuntu) o commerciale (Red Hat, SuSE o Mandriva, per citare qualche nome).
Debian è disponibile per un numero elevato di piattaforme, e ottenibile in vari modi: chi ha a disposizione una connessione a banda larga può optare per il download dei CD o DVD (per questi ultimi le immagini ISO vanno ricomposte con bittorrent o jigdo), o - per incominciare - dallo scaricamento del solo sistema di base, integrato in fase di installazione con i pacchetti prelevati direttamente da Internet.
Mytech ha seguito quest’ultimo approccio, limitandosi a scaricare una immagine da poco più di 100 Mbyte denominato Netinst.

L’installazione non fa uso di wizard grafici, fatta eccezione per la prima schermata di avvio: al pari di Ubuntu richiede attenzione e una minima interazione con l’utente. Ma il processo, rispetto alle precedenti versioni di Debian, è tanto semplice quanto efficace.

Il partizionamento del disco è spartano, e non esiste la possibilità di ridimensionare partizioni preesistenti (che tipicamente richiamano l’installazione originaria di Windows). Vengono proposte tre soluzioni predefinite (monopartizione, per utenza desktop e multiutente): tranne esigenze specifiche (e il ricorso al partizionamento manuale, ovviamente) è l’ultima a risultare la più equilibrata.
Il sistema di base riserva una grande sorpresa: il kernel installato è il 2.4.27 in luogo del 2.6 cui le altre distribuzioni hanno abituato da tempo. Debian è anche questo: per la versione di produzione si sceglie un kernel conservativo (anche se c’è la successiva possibilità di utilizzare un kernel più recente), sacrificando la novità (e i miglioramenti funzionali) sull’altare dell’affidabilità.

Dopo l’installazione del sistema di base (e l’unico riavvio richiesto), si passa alla selezione dei pacchetti: l’operazione può avvenire manualmente, o essere guidata nella scelta dai profili proposti dall’installer (distribuzione per il desktop o - lato server - per il Web, la posta elettronica, la condivisione di file o i database). L’installazione desktop da noi prescelta (quella decisamente più orientata all’utenza finale) prevede i due ambienti grafici principali per il mondo Linux, Gnome 2.8 e KDE 3.3: non le ultime versioni disponibili.

Gnome e KDE sono per buona parte non personalizzate, se non con l’aggiunta di un menu Debian e di alcuni loghi e sfondi specifici. Non è un limite, ma un segno di coerenza: piuttosto, lo è la già citata adozione di default del kernel 2.4, che non permette di sfruttare alcune caratteristiche quali quell’HAL sfruttato da Gnome per il riconoscimento al volo di periferiche USB (per le quali mancano anche le migliorie al sottosistema USB del kernel 2.6). Una quarantina di minuti con una ADSL da 4 mbit sono sufficienti per scaricare i pacchetti, e poco più di dieci perché il processo di installazione li configuri; poi Debian Sarge è pronta all’uso.

Un uso che - per l’utente finale - significa sicurezza (i servizi non necessari installati non appartengono alla filosofia-Debian), ma anche necessità di integrare la dotazione software con quanto offre Apt-Get, che si occupa di ricercare in rete i pacchetti risolvendone automaticamente le dipendenze e che - dopo pochi minuti - risulta un inseparabile compagno. Al massimo, è utile integrare i repository di sources.list (il file di configurazione di Apt-Get) con contrib e non-free: è il modo per accedere in modo pressoché automatico e indolore a tutto ciò (e anche più) di cui ha bisogno un’ottima distribuzione per il desktop. E, dato che ci siamo, conviene - sempre con Apt-Get - installare un firewall grafico, quale Firestarter per Gnome o Guarddog (oppure il più nuovo KMyFirewall) per KDE.

Per il resto, la dotazione software installata non si discosta di molto da quella di Ubuntu o altre distribuzioni dichiaratamente semplici: ci sono OpenOffice, Mozilla, Firefox, Thunderbird, ma anche nomi meno noti. A dimostrazione che - se qualcosa manca - basta rimediarvi con Apt-Get (o, più verosimilmente, il suo front-end grafico Apt-Get). Piuttosto emerge un aspetto curioso: il server grafico in uso è ancora XFree86 4.3 in luogo di X.org che altre distribuzioni adottano da quasi un anno.

La sintesi è presto fatta: se si cerca un compagno di crescita in termini di competenze sistemiche, Debian è l’ideale, così come se si cerca una distribuzione Linux che regali ancora il gusto di capire - più o meno approfonditamente - come funziona un sistema simil-Unix. L’ultima Debian è indubbiamente la più semplice mai realizzata nella storia; ma alcuni difetti (o peculiarità?) permangono (inutile negarlo, certe scelte software riportano allo scorso anno) e potrebbero spingere l’utente meno smaliziato o più amante delle novità verso distribuzioni più amichevoli e aggiornate. Quali quell’Ubuntu che senza Debian non esisterebbe. Anche Linux (o meglio, GNU/Linux) senza Debian non esisterebbe tanto facilmente. Ma questa è un’altra storia.

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