Phishing, cattive e buone nuove
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Se, una decina di giorni fa, l’intrusione nei sistemi di un’azienda che processa i pagamenti per conto di MasterCard ha messo a rischio quaranta milioni di carte di credito, all’inevitabile coda di polemiche seguono ora i primi strascichi legali.
La prima azione legale è stata depositata a San Francisco contro CardSystems Solutions (l’azienda in questione), Visa e MasterCard, da parte di alcune associazioni di commercianti e da un numero considerevole di possessori di queste carte di credito. L’accusa è mirata: violazione delle leggi californiane che disciplinano la sicurezza informatica e che impongono di mettere a conoscenza i consumatori in maniera tempestiva di eventuali incidenti avvenuti.
L’azione legale (presumibilmente la prima di una lunga serie) chiede che le aziende chiamate in causa informino i consumatori i cui dati personali sono stati resi noti, con una corsia preferenziale nei confronti delle utenze confermate come violate. Le prime risposte di CardSystems (e Visa/MasterCard) parlano di una fuga di dati relative a “sole” 200.000 carte di credito, e a nessun abuso realmente verificatosi. Di qui il ritardo di cui sono accusate: l’intenzione dichiarata è quella di informare i clienti in caso di effettivi ammanchi sui loro conti.
Protezioni! Dal proprio canto, le associazioni di commercianti richiedono una corsia preferenziale per possibili rimborsi derivanti da transazioni fraudolente: sono loro ad avere meno garanzie assicurative in caso di acquisti non autorizzati.
“Milioni di consumatori hanno subito la compromissione dei dati relativi alle proprie carte di credito, e su di loro pende la spada di Damocle dell’uso fraudolento” ha commentato il loro legale. Sul fronte dei citati in causa, attualmente solo Visa ha risposto in maniera confortante; da MasterCard e CardSystems nessuna dichiarazione.
Non si registrano però solo sconfitte: se oltreoceano la ferita è ancora aperta, nel Regno Unito due phisher sono stati giudicati colpevoli di associazione a delinquere finalizzata alla truffa finanziaria e condannati a un totale di dieci anni di detenzione.
Per l’unità anticrimine britannica National Hi-Tech Crime Unit, l’americano Douglas Havard e l’inglese Lee Elwood sono riusciti a intascare qualcosa come dieci milioni di euro in due anni. A conferma che il crimine paga. Almeno, fino a quando non viene scoperto.
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