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Olivetti, a volte ritornano (alla grande)

Scritto da Tommaso Pericle

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Riprende quota (ma il mercato di riferimento è quello delle stampanti per la casa e l’industria) il sogno hi-tech del Piemonte profondo Digitale: Feed rss XML
C’era una volta un re. Che si chiamava Adriano di nome, e di cognome Olivetti. Il suo regno era il Canavese, quella zona del Piemonte che ha come epicentro Ivrea e mai sopite ambizioni di diventare provincia. Il suo castello era la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere, presto diventate computer. Una fabbrica gestita con idee originalissime e all’avanguardia, caratterizzate da un’attenta e sensibile gestione dei dipendenti, sempre guardati dal punto di vista squisitamente umano prima che come risorse produttive.
Nell’epoca del suo massimo splendore, l’azienda piemontese si permise anche il lusso di sfidare apertamente Ibm, costruendo un personal avanzatissimo per l’epoca, con un sistema operativo tutto sviluppato in Italia: la macchina era l’M20, il sistema operativo il Pcos.

TECNOLOGIESPAZIALI Era l’epoca in cui una buona fetta dei Pc di tutto il mondo venivano assemblati nelle valli piemontesi, che era una specie di Silicon Valley padana. Si sa come finì la storia. Come dice un proverbio giapponese, “ai chiodi che sporgono si dà una martellata”. La martellata in questione fu devastante.
Per quanto il Pcos non avesse nulla da invidiare al Dos, lo strapotere di Ibm schiacciò nell’angolino Olivetti, che cambiò di proprietà, si ridusse a un semplice assemblatore di Pc compatibili, perse ogni ambizione e lasciò morire il business dell’elettronica, per concentrarsi sulla telefonia fino al punto di fondare Omnitel prima e comprarsi Telecom Italia poi.
Ancora oggi i cartelli stradali indicano Ivrea “città della tecnologia avanzata”, ma di tecnologia ne è avanzata proprio pochina, sulle sponde della Dora. Ora forse è venuto il momento della riscossa.
L’attuale proprietario di Olivetti, Tronchetti Provera, ha suonato la carica: Olivetti si prepara al ritorno, dopo aver a lungo vivacchiato sotto il marchio Olivetti Tecnost.

Con investimenti dell’ordine dei 200 milioni di euro, la metà destinati alla ricerca e sviluppo, Olivetti riprende dove aveva lasciato. Non farà Pc, almeno per il momento, ma stampanti ad alta tecnologia, per la casa e soprattutto per l’industria. Olivetti è ancora oggi leader nelle stampanti bancarie, in quelle usate dagli uffici postali, nell’automazione dei giochi come il Lotto e adesso guarda con interesse alle biglietterie automatiche e al voto elettronico. Per Tronchetti Provera, si tratta di “un rilancio sostanziale, non un’operazione di marketing, cui l’azienda si prepara da quattro anni “.
Via Tecnost dal nome, dunque, e Olivetti riprende le antiche ambizioni di player globale. Per il management Olivetti oggi non è pensabile di costruire alta tecnologia restando solo in Piemonte, quindi molte produzioni prenderanno la consueta via dell’estremo oriente.
Cosa che non piace per nulla ai sindacati, pronti a definire “miope” la scelta di spostare in Asia alcune produzioni specializzare che oggi si fanno in provincia di Torino, ma Tronchetti Provera garantisce che 120 dei 200 milioni di dote che la nuova Olivetti avrà resteranno in Italia. Pochi giorni fa sono stati presentati i primi frutti della rinascita: la stampante portatile per fotografie MyWay e la sorella maggiore AnyWay, che funge anche da scanner e fotocopiatore. Macchine disegnate da designer di grido, come lo studio Ideo e i guru Alberto Meda e James Irvine. Saranno in vendita dopo le ferie.

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