Linux: il codice è open, il nome un po’ meno
Volete utilizzare il marchio? No problem, basta pagare!Prova, Ubuntu, il miglior Linux desktop_L’open source secondo MyTechSONDAGGIO: Paghereste per un *Pinguino*?
90 società australiane del panorama open si sono viste recapitare una comunicazione firmata da Linux Australia, organizzazione comunitaria legata a Linux International, che le invitava a pagare una quota di licenza oscillante fra i 200 e i 5.000 dollari.
Inizialmente archiviata come una burla, ma ispirata forse da Linus Torvalds in persona, l’operazione mirerebbe a proteggere l’uso legittimo del brand Linux ostacolandone gli eventuali sfruttamenti fraudolenti, senza tuttavia limitare l’utilizzo del software in sé e per sé.
Ma quanto siete aperti!
Attraverso il direttore esecutivo Jon “Maddog” Hall, che ha citato i casi di Debian e Red Hat, Linux International ha chiarito che la gabella non riguarderà chi sviluppa e distribuisce edizioni proprie del Pinguino, senza ricorrere al costoso trademark.
Pur prendendo per buone le motivazioni dell’associazione, resta difficile non considerare l’operazione parzialmente contraddittoria rispetto alla filosofia libertaria originaria della comunità Open source.
Anche a chi, come i patiti e i professionisti dell’hi-tech, dovrebbe aver fatto l’abitudine ai cambi di casacca, propositi e bandiera, dovrebbe poi fare un certo effetto considerare la fauna antartica alla stregua di un freddo “brand”. Come tutti gli altri.
SONDAGGIO: Paghereste per un *Pinguino*?





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