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Suse Linux 10. La prova su strada

Scritto da Guido Sintoni

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Suse Linux, una delle distribuzioni Linux storiche, approda alla decima versione regalandosi - più che un aggiornamento - una nuova identità.
Con Suse Linux 10.0, Novell (che ha acquistato Suse poco meno di due anni fa) completa un vuoto d’offerta, realizzando ciò che in casa Red Hat è Fedora: un sistema operativo liberamente scaricabile a costo zero, e dichiaratamente all’avanguardia. Internet Quest’ultimo aspetto è rilevante: saranno gli utenti, con i loro feedback, a fornire a Novell la via da seguire per la prossima generazione di Linux di taglio enterprise, ovvero Suse Linux Enterprise Server.

Quindi, l’utente è una sorta di beta tester aziendale, ricevendo in cambio un sistema operativo robusto, sufficientemente intuitivo, ricco di applicazioni e adatto all’uso quotidiano.

Suse Linux 10.0 è disponibile per il download in due versioni: normale (quella provata da Mytech) e Oss, ovvero composta esclusivamente da software open source. In quest’ultimo caso, si deve rinunciare - per motivi di licenza - a plugin e applicazioni quali Java, Flash, Acrobat Reader, lettori di Mp3 e Dvd (sostituiti, ove possibile, da alternative a sorgente aperto. Ma non è sempre possibile, ed è bene tenerne conto). Per chi non si fa problemi a mischiare software chiuso e aperto, Suse Linux 10.0 Evaluation (così si chiama la versione liberamente scaricabile) è quindi la scelta più completa.

Installazione. Scaricati i 5 Cd (o il singolo Dvd) di installazione, ci si trova di fronte a una procedura decisamente semplice, graficamente accattivante e studiata dai tecnici Suse-Novell per non spaventare il neofita.
Seguendo i suggerimenti a schermo, è possibile configurare un sistema dual boot (mantenendo l’onnipresente Windows o un altro sistema operativo) su un hard disk con adeguato spazio libero (diciamo una decina di Gigabyte, ma si sta già stretti) o - decisamente meglio - su due hard disk distinti.
Nessuna paura, quindi: l’hardware viene rilevato in automatico (e il supporto è ampio)

Il software di base. Fino a qualche tempo fa, Suse era una distribuzione Kde-centrica; ora Kde è sempre presente (nell’aggiornata versione 3.4.2) ma è affiancato da Gnome 2.12, che ben esprime le proprie potenzialità ed è proposto come “ambiente grafico”predefinito.
Complice il kernel aggiornato (è il 2.6.13), funzioni quali il plug-and-play sono ben funzionanti e rendono la vita semplice come in Windows o Mac Os X.

Emerge subito la caratteristica chiave di Suse Linux rispetto a Ubuntu (o Debian) e - in misura minore - Fedora: la personalizzazione.
Gnome 2.12 è una versione ritoccata per Suse, così come OpenOffice (1.9.125, ovvero una “quasi 2” che all’atto pratico si è rivelata molto ben funzionante) e - da tempo - lo stesso Kde.
Il browser è l’ormai affermato Firefox (ma ci sono anche Konqueror, Epiphany e Mozilla), mentre la posta elettronica prevede come scelta iniziale Evolution (realizzato da Ximian, azienda di proprietà Novell): chi vuole Thunderbird deve installarlo a parte.
Ma per chi viene da Windows, trovarsi davanti a un sistema operativo completo in ogni sua parte e addirittura sovrabbondante non è altro che una piacevole sorpresa.

Gestione e aggiornamento. Avete presente il Centro di Controllo di Windows? Ecco, in Suse Linux si chiama YAST2, e permette di fare pressoché tutto (dalla scheda di rete alla periferica audio passando per l’impostazione di base di un server Samba per la condivisione di cartelle Windows in rete, per capirci) con un’interfaccia grafica tra le più belle mai viste e tra le più semplici da utilizzare.

Con una piccola differenza: da YAST2 è possibile anche installare software, risolvendo automaticamente le dipendenze (cosa che, in Linux, rappresentava fino a qualche tempo fa uno spauracchio anche per i più esperti).
Chi ha una connessione a banda larga può demandare interamente alla rete (e non al Cd o Dvd) il compito di installare il software e aggiornare il sistema, tenendo tuttavia presente che YAST2 non è - al momento - completo come Apt-Get o Yum, i due sistemi di provenienza Debian e Red Hat.

Un esempio? Abiword, l’elaboratore di testo per Gnome, non è un pacchetto disponibile via YAST2, così come Streamtuner, l’applicazione per l’Internet radio; e l’elenco potrebbe continuare per un po’. La soluzione? Aspettare (ma - si badi bene - YAST2 non è “incompleto”: è solo “un po’ meno completo” di strumenti con mirror ben più diffusi) o dare un occhio a un interessante progetto: Apt4SuSE.

Et voilà, Apt-Get per SuSE è servito. Con tanto di Abiword, Streamtuner, altre applicazioni… E la possibilità di aggiornare il sistema operativo e le varie applicazioni in maniera semplice ed efficace, come accade in distribuzioni basate su Debian.

Nell’uso quotidiano. C’è poco, ormai, che un buon desktop basato su Linux debba invidiare a Windows, e distribuzioni come Suse Linux 10.0 non fanno che dimostrarlo.
Dalla produttività personale all’intrattenimento leggero (ma non bisogna aspettarsi le stesse capacità videoludiche di Windows o delle console per giocare), c’è tutto quello che serve e, spesso, anche di più.

Nella versione Evaluation, la presenza di Java, RealPlayer, Acrobat Reader rende il sistema appena installato già pronto all’uso senza aggiunte sostanziali: non è poco. Certo, per l’utente smaliziato non è un problema aggiungere software sfruttando YaST2 o metodi alternativi quali il già citato Apt-Get: ma per chi inizia (ed è proprio questo il pubblico che SuSE Linux 10.0 ha più a cuore) la comodità è indubbia.

Insomma, se si ha l’accortezza di chiamare Microsoft Office OpenOffice; se Movie Maker diventa Kino o Photoshop si tramuta in Gimp, la strada è quella giusta: difficile tornare indietro abbandonando Linux (e Suse nello specifico).

Conclusioni. Una distribuzione Linux altro non è che un’interpretazione sul tema: si prende un kernel, lo si correda con i componenti necessari per farlo funzionare e si aggiunge una pletora di applicazioni più o meno personalizzate, orientate a una determinata utenza. Va quindi da sé che un giudizio oggettivo è pressoché impossibile, se non altro perché la natura stessa di Linux - modulare e sempre integrabile - permette di cambiare destinazione (e quindi metro di giudizio) con pochi colpi di mouse o istruzioni in un terminale.

Di Suse Linux 10.0 Evaluation è comunque impossibile dire male; ben più facile provarla e mantenerla sul proprio desktop, specie se non si è alla ricerca della versatilità (e della novità) assoluta (inutile nasconderlo: YAST2 è, sul fronte software, un po’ più carente rispetto ad Apt-Get o Yum, soffrendo di un maggior isolamento che solo il tempo può compensare) ma di un Linux che sia più prodotto finito che semilavorato.

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