Galileo, parte il Gps all’europea
È Gps mania?
Da una settimana, ormai, sul nostro capo incombe (o semplicemente vigila?) un nuovo satellite, fiore all’occhiello della tecnologia europea. Giove-A (l’acronimo ben più pronunciabile di Galileo In-Orbit Validation Element) è l’apripista usato per verificare tecnologie e potenzialità di Galileo, sistema di navigazione satellitare che dovrebbe vedere la luce nel 2008.
Computer che camminanoSi parla quindi di navigazione satellitare: e il termine Gps (Global Positioning System) ormai è entrato nel linguaggio comune. È la tecnologia alla base di tutti i navigatori consumer oggi in commercio, dispositivi che permettono di calcolare percorsi con precisione pressoché perfetta, basandosi su software diversi (dalla cartografia all’integrazione con i contatti della rubrica) ma su un concetto-chiave univoco: la risposta alla domanda “dove sono?“.
Ma perché Galileo se già c’è il Gps?
Gps rappresenta tanto la spinta primaria quanto la principale critica all’esistenza di Galileo: progetto statunitense in piedi da un trentennio, è da tempo gratuito per tutto il mondo. Quindi come giustificare il progetto Galileo, che costerà - secondo fonti ufficiali - qualcosa come 3,6 miliardi di euro?
Non è solo il nazionalismo (o, meglio, l’europeismo) a giustificare Galileo: è la precisione.
Il Gps statunitense funziona con tolleranze limitate a una decina di metri; Galileo scenderà fino al metro (o addirittura ai centimetri per gli utenti paganti). E dovrebbe garantire un segnale e una precisione migliore in ambienti ostici quali quelli urbani: alzi la mano chi - tra i possessori di un navigatore - non ha mai notato come in autostrada la ricezione satellitare sia pressoché perfetta mentre invece, proprio dove maggiormente servirebbe, questa scenda a livelli critici nel dedalo di viuzze e palazzi di molte città, non necessariamente metropoli.
Galileo permetterà anche migliori ricerche incrociate: mentre ora è possibile trovare un ristorante e un bancomat con semplicità, in futuro si potranno effettuare ricerche più complesse. Ristorante etnico in prossimità (selezionabile) di un bancomat, passando prima per un distributore di carburante in zona? Attendere prego: il navigatore sta cercando una risposta da Galileo. E verosimilmente la troverà.
E questo in ottica consumer: Galileo promette rotte aeree sempre meno dipendenti dalle indicazioni delle torri di controllo, ma anche - in quanto sistema di posizionamento - di replicare quanto Gps è già in grado di fare. Anche in guerra o in termini di privacy: come al solito non è la tecnologia a essere pericolosa in sé, quanto l’uso che si decide di farne.
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