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Ibm: le auto di domani avranno i “riflessi” per farci guidare meglio

Scritto da Piero Aprile

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Ridurre gli incidenti stradali e la congestione del traffico: un sogno di qualsiasi amministrazione locale, ministero dei trasporti e associazione. Perché i danni recati alle persone e quelli di natura economica - negli Stati Uniti gli incidenti costano 230 miliardi di dollari l’anno e in Europa 160 miliardi di euro - fanno male e vanno sensibilmente limitati. Il problema è vecchio ma sempre di stretta attualità e - questo il vero “dramma” - del tutto o quasi irrisolto a qualsiasi latitudine.

Per approfondire A dare una possibile risposta alla questione ci sta provando anche Ibm, che ha annunciato dal proprio centro di ricerca di Haifa, in Israele, un progetto di ricerca avanzato volto a dotare le auto di una rivoluzionaria tecnologia di assistenza ai guidatori, a tutto vantaggio della maggiore sicurezza attiva degli stessi.

La tecnologia in questione consentirà alle auto di muoversi essenzialmente come se avessero i “riflessi”, di scambiarsi informazioni tra loro e con l’infrastruttura stradale, di intraprendere
azioni correttive ove opportuno fornendo dei riscontri assai utili per i guidatori. Più concretamente questa tecnologia- seguendo i principi alla base dei freni antibloccaggio e dei sistemi “cruise control” - eviterà al guidatore di dover reagire manualmente a particolari situazioni di guida.

Gli esempi già prospettati dai ricercatori della Ibm non mancano di certo: riducendo eccessivamente le distanze di sicurezza, premere l’acceleratore richiederà molta più forza del solito mentre a un cambio di corsia pericoloso il volante diventerà molto più pesante da girare. Per contro nei casi di possibile immissione in una strada principale o di attraversamento di un incrocio in sicurezza, la vettura accelererà molto più rapidamente. I sensori non solo comanderanno acceleratore o volante ma daranno anche informazioni alle altre auto, così che la vettura possa interagire in tempo reale con il suo ambiente ed evitare i gravi rischi legati per esempio ad improvvisi tamponamento a catena.

I “riflessi” elettronici che renderanno (si spera) le auto di domani più sicure consentiranno ai veicoli di stare più vicini tra loro sulla strada, migliorando quindi anche lo scorrimento degli stessi ai fini di una regolarità costante del flusso del traffico; la vettura, in altri termini, reagirà meglio a determinate situazioni pericolose sfruttando la maggiore velocità di reazione del sistema rispetto a quella degli individui. Ma è stato lo stesso responsabile del progetto presso l’Haifa Research Lab, Dan Chevion, a lanciare un doveroso messaggio a chi già si fa illusioni sulle rivoluzionarie doti di “intraprendenza” delle auto di domani: “gli esseri umani saranno sempre e comunque migliori delle macchine nell’analizzare situazioni complesse. L’idea è che ovviamente l’autista mantenga sempre il controllo, ma possa ricevere informazioni che lo aiutino a prendere decisioni migliori e più tempestive”.

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