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A giudizio tre truffatori legati al Nigerian scam

Scritto da Guido Sintoni

Nnamdi Chizuba Anisiobi, Anthony Friday Ehis e Kesandu Egwuonwu: tenete a mente i nomi, visto che potrebbero essere loro i mittenti di un bel po’ di mail che hanno ingolfato le caselle di posta di un numero considerevole di utenti.

Meglio ricapitolare i fatti, comunque: i tre si sono dichiarati colpevoli di fronte a una giuria federale statunitense di avere architettato una truffa per milioni di dollari, per lo più rivolta a utenti oltreoceano, secondo lo schema della cosiddetta truffa alla nigeriana.

Per approndire Quest’ultima ha molte varianti ma un solo filo conduttore: uno sconosciuto non riuscirebbe a sbloccare un conto in banca di milioni di dollari, ed - essendo un personaggio noto - avrebbe bisogno di un prestanome discreto che compia l’operazione al suo posto; il tutto in cambio di una buona fetta del bottino, ma anche di un anticipo sulle spese da sostenere. La truffa è chiamata anche “419 scam“, dove 419 è l’articolo del codice penale nigeriano che sanziona questo tipo di truffa.

I tre imputati sono stati arrestati nei Paesi Bassi nel 2006 nell’ambito di un’operazione denominata Apollo e finalizzata a combattere le truffe via Internet, e successivamente estradati negli Stati Uniti. Un quarto affiliato alla banda è riuscito a dileguarsi, ma è stato rintracciato in Nigeria e ivi arrestato: sarà estradato anch’egli a breve negli Stati Uniti. Dove le pene per i truffatori non sono lievi: il massimo previsto è di 20 anni di reclusione.

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