Guardano all’online le nuove frontiere del backup
Più che la semplice conservazione dei dati, oggi affidata a strumenti di copia e ripristino veloci e affidabili quanto serve, il vero problema per le aziende sta diventando la relativa accessibilità. Per gli utenti abituati ad avere a che fare con diversi strumenti (desktop, laptop, PDA, smartphone, ecc.) le funzionalità di sincronizzazione non bastano più. D’altra parte, in considerazione dell’incremento esponenziale dei dati gestiti in media dal singolo utente, anche il backup come viene concepito attualmente va incontro a sempre maggiori limiti. Secondo una recente stima IDC infatti, nel corso del 2006 i contenuti digitali prodotti hanno raggiunto la cifra di 161 Esabyte, vale a dire 161 miliardi di miliardi di byte. E nel 2010 si prevede di arrivare a 988.
Per approndire Partendo inoltre, dal presupposto che all’interno di un gruppo di lavoro sono diversi gli utenti che utilizzano dati tra loro simili ma duplicati più volte sui singoli dispositivi, da un progetto tutto italiano si è sviluppata una soluzione non nasconde le proprie ambizioni. Memopal. In pratica, al costo di un abbonamento annuale, si ha diritto a 250 Gbyte di spazio remoto per gestire le proprie operazioni di backup online. Punto di forza del sistema, come spiega l’amministratore delegato Marco Trombetti è “un algoritmo che consente di trasportare su Internet e proteggere le informazioni digitali in modo del tutto innovativo, con nuovi risultati in fatto di compressione che permettono al sistema di conservare tutte le versioni dei propri dati per un periodo di moltissimi anni”.
L’insieme di queste considerazioni porta anche a una riduzione delle risorse di storage e connettività necessarie a gestire il patrimonio informativo aziendale, ripagando quindi in parte l’investimento richiesto. Un altro aspetto importante che viene sottolineato è legato alla sicurezza: “Memopal divide i dati in minuscoli file che vengono confrontati con quelli già presenti nel sistema: solo se non ne esistono di uguali questi vengono salvati nel “grande archivio online” - spiega Trombetti -. Durante la fase di trasporto non solo i dati vengono cifrati, ma sono anche ‘spezzettati’ in diverse parti autonome, in modo che se anche un eventuale malintenzionato si trovasse a intercettare delle informazioni si troverebbe tra le mani un pacchetto che, anche ipotizzando che fosse possibile decifrarlo, non servirebbe a granchè in quanto rappresenta solo una minima parte della trasmissione”.
Dal punto di vista dell’azienda romana, questi sono aspetti strategicamente cruciali, al punto da non temere la concorrenza con gli analoghi servizi attualmente proposti di Google e Microsoft, gratuiti ma con spazi decisamente inferiori e con un livello di sicurezza che viene indicato non adeguato per le esigenze aziendali. Mentre nel primo caso inoltre, lo spazio utilizzabile rientra nell’ambito delle applicazioni GoogleApps e mancano vere e proprie funzionalità di backup, SkyDrive di Microsoft offre un tetto di 5 Gbyte.





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