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Più trasparenza nelle aziende con Glassdoor

glassdoor privacy social network

Scritto da Nicola Bruno

Un nuovo sito lanciato in Silicon Valley permette di valutare i propri capi, dichiarare lo stipendio percepito e il grado di soddisfazione per le mansioni svolte. Dovrebbe portare maggiore trasparenza all’interno delle aziende, ma in molti ne temono le possibili derive

Un’idea simile è stata lanciata di recente in Francia per consentire agli studenti di valutare i propri docenti. E subito si è alzato un polverone, costringendo gli ideatori a chiudere il sito a pochi mesi dalla nascita. Ora dalla Silicon Valley arriva qualcosa di simile, focalizzato però sul mondo del lavoro.

Si chiama Glassdor.com ed è un sito che (come si evince dal nome “porta di vetro”) intende portare maggiore trasparenza all’interno (e all’esterno) delle aziende. Come? Introducendo il sistema del social-rating per valutare i propri capi, ad esempio. O pubblicando l’ammontare dello stipendio che si percepisce, o discutendo dell’ambiente che si respira nell’ufficio e se si è gratificati o meno dalla mansioni assegnate.

Nella sola giornata del lancio, il sito ha totalizzato oltre 600.000 visite e subito è partita la gara a dare un giudizio sulle aziende più in vista. In base ai primi voti, Jerry Yang di Yahoo! totalizza un apprezzamento del 59%, mentre Steve Ballmer di Microsoft un 69%, un po’ meno dell‘86% tributato al Ceo di Google Eric Schmidt.

Ovviamente non si tratta di sondaggi scientifici, tanto più che il sito è stato appena lanciato e conta ancora pochi dipendenti iscritti. Un po’ di affidabilità in più potrà arrivare quando potrà contare su una massa critica di utenti, il cui effetto potrà neutralizzare le potenziali derive (come essere sicuri che i dipendenti sono onesti su quanto dichiarano?). Ad ogni modo resta un buon sistema per tastare le acque, che da una parte offre più potere ai lavoratori (per denunciare eventuali maltrattamenti, ad esempio), dall’altra restringe sempre più il confine tra dimensione pubblica e privata (propria e altrui). A questo proposito è davvero emblematico il titolo dato da Forbes all’articolo che parla del sito: “Workplace porn“.

Sarà davvero interessante capire come reagiranno le aziende a questa nuova ventata di “trasparenza” che la rete sta apportando. Al di là del settore privato, un simile sistema avrebbe molto senso anche in quello pubblico. E’ un po’ quello che il ministro Brunetta vuole fare in Italia. Magari potrebbe partire proprio dall’esempio di Glassdor.

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