E Torvalds sbottò: “Quelli di OpenBsd? Massa di [omissis]!”
In quattro passi un flame che riporta indietro nel tempo. E che fa capire come il Pinguino, alle volte, sia capace di ruggire
Casus belli: il kernel Linux stabile, versione 2.6.25.10. Insomma, qualcosa di cui i comuni mortali ignorano l’esistenza. E che i sistemisti Unix, probabilmente, ricordano fino alla terza cifra o giù di lì. Se ci si chiama Linus Torvalds, tuttavia, si conosce probabilmente ogni sfumatura del software in questione, visto che di quel componente di Linux - il cuore, non il dito mignolo - si può rivendicare la legittima paternità.
Reazione: ben poco nordica, ancor meno finnica di tutti gli stereotipi riguardanti la Finlandia e il carattere di chi la popola (anche se si è yankee di adozione). Una solenne arrabbiatura, con tanto di espressione colorita: “Scimmie dedite all’autoerotismo”. Beh, a dire il vero qualcosa in più, che comunque è meglio riportare in forma soft. Il bersaglio? “Quelli di OpenBsd”. Firmato Linus, inequivocabilmente.
Destinatari: i seguaci di Theo De Raadt, carismatico e spigoloso leader del progetto OpenBsd. La variante sul tema di Unix più sicura che ci sia - o che vorrebbe esserlo. Quella che, nella propria homepage, orgogliosamente dichiara: “Due soli bug remoti nell’installazione di default in più di dieci anni!”. Buona parte del mondo informatico eccepisce che ciò che non c’è (nell’installazione di base, ovviamente) non può essere bucato: Torvalds lo scrive chiamando in causa vizi privati di insospettabili primati.
Motivo: “Le persone che operano nella sicurezza sono spesso individui che ragionano in bianco e nero, gente che non sopporto. Credo che quelli di OpenBsd siano una massa di masturbating monkeys, focalizzati sulla sicurezza a tal punto da ammettere quasi che a loro non interessa pressoché nient’altro”. Prosa quasi barocca e sicuramente sorprendente per Torvalds, che pure ha scritto un bestseller di successo, “Rivoluzionario per caso“.
In questi quattro punti è condensata una polemica - anzi, un gran bel flame, per dirla come quando Torvalds dibatteva con Tanenbaum sulla ontologica superiorità dei kernel monolitici rispetto ai microkernel sul gruppo di discussione Usenet dedicato a Minix - riportata da Digg e che in breve ha fatto il giro del Web. Perché a volte non c’è nulla di più bello di una frase politicamente scorretta di cui discutere, o di un pinguino che ruggisce. Il tutto mentre l’altra faccia della medaglia potrebbe ricordarsi di un’intervista rilasciata a Forbes del 2005 in cui definiva Linux “spazzatura”.





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