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Il supercomputer è sempre più verde

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Scritto da Piero Todorovich

L’attenzione all’impatto ambientale fa puntare l’indice sui pesi massimi del calcolo quali grandi consumatori d’energia. Ma forse le cose cambieranno

Anche i computer cluster più potenti, impiegati per scopi di ricerca o scientifici, saranno valutati non solo con il metro tradizionale delle prestazioni in Gigaflops, ma anche con quello dell’efficienza energetica e delle dimensioni occupate. Parametri del tutto irrilevanti nel passato per le grandi organizzazioni di carattere governativo che per prime hanno realizzato e usato supercomputer.

Non invece per i budget delle università o delle realtà private che oggi in numero sempre maggiore impiegano i supercalcolatori per applicazioni scientifiche, di simulazione strutturale, di studio della dinamica dei fluidi, come anche per elaborare modelli finanziari e di rischio.

In molti hanno seriamente cominciato a occuparsi dei consumi dell’It, classificando i computer sulla base della loro capacità di restituire potenza di calcolo per unità d’energia consumata. Ci ha provato, tra gli altri, green500.org stilando la classifica dei 500 supercomputer ‘più verdi’ in giro per il Globo. Con risultati abbastanza sorprendenti nel confronto con la classifica gemella top500.org dei computer ‘semplicemente’ più potenti’.
 
Ebbene, mentre il nuovo Roadrunner dei Los Alamos National Laboratories, dall’alto del suo petaflop, resta in assoluto il più veloce supercomputer del mondo, è solo in terza posizione se si tengono in considerazione le prestazioni energetiche. Al primo posto della lista si colloca uno sconosciuto supercomputer situato in Germania presso il Boeblingen Lab di Ibm. Un sistema che viene usato per lo sviluppo di ambienti di calcolo blade.

Tra i supercomputer più efficienti del mondo ci sono i sistemi basati sulle unità di calcolo ‘blade’ Qs22 Cell-processor di Ibm, capaci di raggiungere i 488 Mflop/s/Watt, oltre ai sistemi BlueGene/P (sempre di IBM) con performance di 371 Mflop/s/Watt. Seguono nella scala dell’efficienza energetica i sistemi che si basano su moduli a processori Intel. Tra questi, i più verdi sono i BladeCenter HS21 di Ibm (265 Mflop/s/Watt) seguiti da sistemi Altix Ice 8200EX di Sgi con Linpack (240 Mflop/s/Watt) e dagli Hewlett-Packard Cluster Platform 3000 BL2x220 con blade a doppia densità (227 Mflop/s/Watt).

In un comunicato, Ibm dà motivazione dei risultati di vertice raggiunti nelle prime dieci posizioni della classifica green500.org, oltre che dall’affermazione indiretta delle proprie tecnologie su circa 76 dei primi 100 supercomputer. “Con un investimento annuale di 6 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, Ibm ha una lunga storia di innovazioni che hanno portato ad aumentare l’efficienza energetica dei microprocessori. - si spiega -. Ibm ha anche prodotto la tecnologia Cool Blue e le soluzioni Project Big Green per ridurre costi e consumi energetici dei data center”.

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