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Microsoft: “Ruberemo cinque milioni di utenti a Ibm”

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Scritto da Guido Sintoni

Microsoft e Ibm puntano su piattaforme di collaborazione e messaggistica unificate. E non risparmiano colpi e frasi ad effetto: segno che la lotta per la leadership è molto serrata

Vediamo come rimpiazzare Lotus Notes”. Dietro questa frase, certo più esplicita che sibillina, si nasconde una delle più grandi sfide di Microsoft per il 2009. A pronunciarla è stato Kevin Turner, Chief Operating Officer per Big M, durante un incontro con gli analisti finanziari.

“L’anno passato abbiamo venduto 4,86 milioni di licenze per le nostre soluzioni orientate alla collaborazione (SharePoint, Exchange e Office) rispetto ad account Ibm Lotus Notes”. Richiamando alla memoria l’ormai storica rivalità con Big Blue sul fronte di messaggistica e collaborazione, Turner ha aggiunto: “Se si considerano gli ultimi due anni, si arriva a otto milioni di licenze per postazione. Per l’anno venturo, ho un obiettivo di più di cinque milioni di licenze”.

Turner ha sottolineato più volte il ruolo di SharePoint: di fatto un guastatore nei confronti di Ibm, che ha in catalogo anch‘essa una piattaforma di messaggistica e collaborazione unificata. Di questi giorni è il lancio di Sametime da parte di Big Blue: vista la portata della notizia, vi torneremo a breve.

Sharepoint è il miglior prodotto standalone della storia di Microsoft - ha commentato Turner - che ci fornisce un ottimo arsenale, vista l’utenza cui si rivolge. Insisteremo su questa strada”. Le dichiarazioni di Turner vanno tuttavia prese con le molle: per dirne una, la piattaforma di Ibm prevede un componente chiamato Quickr Content Integrator, che fornisce wizard e template per favorire la migrazione da SharePoint. Il che significa che Big Blue non starà certo a guardare. Tanto è vero che per Sametime Ibm dichiara che “un terzo dei nuovi clienti sono utenti Microsoft Exchange che non avevano installato Notes”: insomma, se di furto (di clienti) si tratta, sono almeno due le aziende con piede di porco  e grimaldello (pardon, meglio chiamarli programmi di migrazione) in mano. E tutte e due puntano al bersaglio grosso.

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