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Sap: l’azienda 2.0 non può più fare affidamento sulla segretezza

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Scritto da Giuseppe M. Goglio

Soprattutto in ambito Pmi, secondo Sap è fondamentale accettare la condivisione delle conoscenze per colmare lacune e accedere a un ingente patrimonio informativo

A differenza di quanto avviene nel mondo delle grandi aziende, dove il software gestionale è ormai divenuto parte integrante del sistema informativo interno, nelle piccole aziende l’utilizzo di applicazioni Erp è molto meno scontato. Complessità del prodotto, investimenti, costi di gestione sono tra le ragioni che spesso hanno indotto il mondo Pmi a una certa diffidenza. 

Soprattutto in una nazione come l’Italia dove il mondo delle piccole e medie imprese rappresenta una fetta consistente del mondo produttivo, un’azienda come Sap che sui gestionali ha costruito le proprie fortune non poteva fare a meno di dedicarsi a soluzioni ritagliate su misura. 

Sono nate così le diverse versioni ‘verticali’ dei software della società tedesca con caratteristiche particolari a seconda del settore di riferimento. Nel momento in cui però la Rete diventa sempre più estesa e aperta, le Pmi sono chiamate a compiere un ulteriore passo che va contro le proprie abitudini. E anche in questa situazione Sap, che ha deciso già da qualche mese di offrire la propria collaborazione attraverso WikiSap, non intende rinunciare al ruolo di partner privilegiato: “Le prospettive di aprire la propria conoscenza anche alla concorrenza attraverso uno strumento come WikiSap – afferma Augusto Abbarchi, amministratore delegato di Sap -, fa venire a molti manager la paura di perdere il controllo della propria azienda, ma è proprio su questo che è necessario puntare per restare competitivi”.

L’iniziativa lanciata a inizio estate sta cominciando a raccogliere i primi contributi anche da utenti comuni, vale a dire persone esterne agli ambienti interni della società tedesca che erano state invitate a dare l’impulso iniziale al progetto. 

E’ importante riuscire a trasmettere il messaggio che in cambio di una piccola apertura sulle proprie conoscenze – aggiunge Abbarchi -, l’azienda che si apre all’esterno può accedere a una serie di risorse potenzialmente infinite e a costi irrisori rispetto alle potenzialità”.

Naturalmente, per una svolta epocale di questa portata, abbastanza rivoluzionaria da far rizzare i capelli a buona parte dei piccoli imprenditori locali storicamente gelosi del proprio patrimonio informativo, è necessario prendere in considerazione l’ipotesi di dover ribaltare la propria organizzazione: “Così facendo, si arriva a mettere in discussione l’utilità dei reparti ricerca e sviluppo – ribadisce l’amministratore delegato - ma si liberano anche risorse che diventa possibile investire altrimenti. L’ economia 2.0 ha grandi possibilità nella mentalità italiana e non serve essere grandi, ma è fondamentale condividere la conoscenza e accettare la volontà di perderne il controllo”.

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