Dalle biblioteche l’esempio Rfid per le aziende
Diversi progetti operativi in Lombardia possono fare da traino per le applicazioni aziendali della tecnologia wireless basata su etichette intelligenti
Nell’immaginario collettivo le biblioteche rappresentano spesso la massima espressione di un modo immobile e lontano dall’innovazione. Quanto dimostrato invece a Milano in occasione di Innovation Circus, l’iniziativa promossa da Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano, e Camera di Commercio in collaborazione con Assolombarda e Università degli Studi di Milano va esattamente nella direzione opposta.
Nel corso di uno degli incontri in calendario infatti, sono stati approfonditi alcun aspetti interessanti riguardanti prima di tutto la tecnologia Rfid, ma anche innovazioni a essa correlate, come per esempio la storage e la gestione dei dati conseguente proprio alla probabile diffusione capillare di sistemi che fanno uso delle etichette intelligenti.
“La tecnologia è un elemento che favorisce l’avvio per un cambiamento nel momento in cui disegna i contorni di un nuovo contesto – afferma Angelo Failla, Presidente di Fondazione Ibm -. Ma la tecnologia da sola non basta, diventa un enorme facilitatore quando è affiancata da software, conoscenza da parte degli utenti e risorse”.
Esattamente quello che sta avvenendo in diverse zone della Lombardia, con la realizzazione di sistemi bibliotecari, per ora a livello provinciale, che fanno della tecnologia Rfid una delle leve per rivalutare il patrimonio culturale. Le questioni esaminateperò hanno tutte le carte in regola per non restare confinate all’interno di queste strutture comunali.
Problematiche affrontate e, in parte, già risolte, come l’utilizzo dei tag per la collocazione, il ritrovamento e la sicurezza dei libri possono essere facilmente traslate all’interno di una realtà aziendale. Basti pensare alla gestione di un magazzino o di un archivio cartaceo. Allo stato attuale un’etichetta capace di dialogare con un sistema informatico è in grado di apportare vantaggi indifferenti nei processi aziendali. Ogni elemento dotato di tag infatti trasmette a un sistema non solo la sua posizione, ma anche come e quando viene spostato.
Informazioni di questa natura possono rivelarsi particolarmente utili in strutture quali per esempio un magazzino ricambi, per ottimizzare la collocazione degli articoli e diminuire di conseguenza gli spostamenti degli addetti e i relativi tempi di ricerca e inventario. Non sono più rarità inoltre, situazioni di data center che utilizzano i tag per i supporti di memorizzazione. In maniera non molto diversa da una biblioteca per esempio, la gestione dei nastri risulta in questo modo più flessibile e sicura, conoscendo esattamente come e quando un volume viene prelevato da un armadio.
Non mancano però i problemi che oggi potrebbero indurre a temporeggiare in attesa di investire in tecnologia Rfid. “Non dobbiamo scordare che quando si parla di etichette passive la distanza di lettura può ancora rappresentare un limite – spiega Davide Panciera di 3M -. Inoltre l’evoluzione delle etichette è appena agli inizi e si verificano continue diminuzioni nelle dimensioni con un corrispettivo aumento della capacità di memoria, accompagnate da un costante calo dei prezzi che può indurre all’attesa”.
Da non trascurare infine aspetti legati all’interoperabilità. Oltre a un’uniformità nelle frequenze utilizzate per le rispettive applicazioni, soprattutto mancano ancora standard accettati a livello globale per quanto riguarda i linguaggi di programmazione. Una prima serie di specifiche rilasciate dall’Iso in questo senso è prevista per il 2009.





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