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Intel scommette sui dischi a stato solido

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Scritto da Piero Todorovich

La società debutta nel campo delle memorie di massa con dischi Ssd progettati per le applicazioni professionali. Tra i vantaggi, la riduzione dei consumi energetici e le prestazioni in alcune applicazioni

Intel ha iniziato le consegne dei suoi primi dischi a stato solido (Ssd) progettati per l’impiego nei server ad alta densità, sistemi di storage e workstation: gli ambiti in cui la società ritiene che il rimpiazzo completo o parziale delle unità tradizionali possa consentire economie nei consumi energetici (fino a cinque volte) e vantaggi prestazionali significativi.

A differenza delle unità magnetiche, le unità Ssd non hanno parti in movimento e una testina da indirizzare sul settore del disco in cui sono contenuti i dati. Ne derivano prestazioni d’accesso casuale molto più elevate e stabili nel tempo. Le specifiche tecniche dell’unità Intel X-25E Sata Ssd da 32 GB di cui è iniziata la consegna riportano 35.000 Iops nella lettura casuale e 3.300 Iops nella scrittura (test con blocchi dati da 4 KB) con tempi di latenza pari a circa 75 microsecondi: inarrivabili ai dischi magnetici. Sono elevate anche le velocità di lettura e scrittura sequenziali e pari rispettivamente a 250 e 170 MB/s.

Sul fronte dell’affidabilità, Intel dichiara di aver superato molti dei problemi di prestazione e di durata attraverso specifiche innovazioni, quali l’architettura NAND a 10 canali (l’Ssd Intel usa flash NAND Single Level Cell da 50 nanometri), Native Command Queuing, un controller proprietario e un firmware efficiente nel livellamento dell’usura delle celle. Le unità da 32 GB sarebbero in grado di ‘reggere’ la scrittura di 4 petabyte (PB) di dati nell’arco di tre anni (3,7 TB al giorno), capacità che raddoppia per il modello da 64 GB che sarà rilasciato a fine anno.

Dal punto di vista costruttivo, l’unità Intel X-25E si presenta come un comune disco fisso da 2,5” con interfaccia Sata. Rispetto a un disco tradizionale, assorbe solo 2,4 Watt di potenza, comportando modeste emissioni di calore con vantaggi nelle installazioni su server blade o ad alta densità in generale. Secondo Intel, le caratteristiche peculiari delle unità Ssd possono eliminare colli di bottiglia prestazionali, ridurre l’infrastruttura totale e i costi complessivi di gestione per le applicazioni di fascia enterprise. Una cosa non facile da credere con il prezzo attuale  (circa 700 dollari per 1.000 pezzi) dell’unità Ssd X-25E da 32 GB. Grazie alla crescita delle capacità e alla competizione sul mercato si potrà comunque assistere a una dinamica di prezzi in discesa, simile a quella di altri prodotti informatici.

Le unità Ssd di Intel liberano le potenzialità dei sistemi più recenti basati sui processori Xeon - ha dichiarato Kirk Skaugen, general manager server platforms group di Intel -. Stanno al passo con la legge di Moore e diminuiscono i costi complessivi di gestione per una vasta gamma di carichi di lavoro di server e storage”. Al di là del contenimento dei consumi, le applicazioni che possono trarre maggiore vantaggio da Ssd sono quelle che richiedono ridotti tempi di accesso sui file, come CRM/database o i server Web. Tra i primi Oem che utilizzeranno le unità Intel c’è Sun Microsystems con le soluzioni Open Storage.

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