Samsung, sfuma l’acquisto di SanDisk
Troppe incognite: Samsung ha rinunciato - o almeno così pare - all’acquisto di SanDisk. Difficile dire se il no sia definitivo; più semplice pensare che si tratti di un segnale molto forte
Niente più offerte, neanche troppo amichevoli, per acquisire SanDisk: Samsung si ritira. E lo fa senza mezzi termini, adducendo come causa la “mancanza di progresso dopo sei mesi di discussione” tra le due aziende.
Eppure, poco più di un mese fa, l’affare - miliardario, in euro, il che non è poco - sembrava in dirittura d’arrivo: ne dava notizia Bloomberg, citando testuale un “Stiamo considerando varie opportunità relative a SanDisk, ma non abbiamo preso nessuna decisione”.
Pazienza, la storia è fatta di matrimoni bruciati sull’altare. Quello tra Samsung e SanDisk sarebbe - nel caso - l’ultimo della serie. L’affare, da tre miliardi di dollari, era in procinto di chiudersi, ma non necessariamente destinato all’happy end. E così, per ora, infatti è stato.
Il bravo di turno, di manzoniana memoria, ha le fattezze di Toshiba, ovvero il numero due nel comparto dei drive a stato solido, con cui SanDisk ha da tempo consolidati rapporti di alleanza. Il che aveva, in tempi non sospetti, fatto drizzare le antenne ai fautori del fronte del no ad oltranza.
Non che Samsung sia stato sulle sue: in una dura presa di posizione, il Ceo di Samsung, Lee Yoon Woo, ha sottolineato due eventi chiave per l’abbandono dei propositi d’acquisto: il primo riguarda i negoziati della partnership tra SanDisk stessa e Toshiba sul mercato giapponese, relativo all’investimento comune sul mercato giapponese su chip da produrre in comune. In base ad essi, toccherebbe a Toshiba finanziare il 65% degli investimenti, e a SanDisk il rimanente 35%.
“Gli annunci a sorpresa di una perdita operativa pari a 250 milioni di dollari [nel periodo compreso tra luglio e settembre 2008, ndR], una ulteriore negoziazione della partnership con Toshiba e una consistente perdita di forza lavoro in SanDisk portano nel complesso a un incremento nel profilo di rischio dell’azienda e a una perdita di valore, dal punto di vista di Samsung. Come risultato, non siamo più interessati ad acquistare SanDisk a un valore di 26 dollari per azione” recita la lettera resa pubblica da Samsung.
L’azienda californiana, dal proprio canto, ha ribadito di “essere aperta al dialogo e alla trattativa, fintanto che il CdA lo ritenga utile all’azienda”. Un modo per ribadire che “Samsung ha ignorato la cosa e, in definitiva, non ha mai contattato SanDisk per quanto riguarda i propri intenti”. Un comunicato ufficiale, questo, che deroga in maniera significativa dallo standard degli stessi, solitamente ben più neutri. Schermaglie da tre miliardi di dollari, si direbbe. E da più di 250 milioni di euro: a tanto ammontano le dollari in royalties dovute da Samsung a SanDisk per brevetti detenuti da quest’ultima.
L’accordo fra Toshiba e SanDisk, più una comunione di intenti che un’alleanza vera e propria, è ritenuta da molti analisti come una mossa di disturbo. Toshiba ha scelto la via del no comment, ma appare palese come per SanDisk la mossa faccia gioco. E al rialzo, sempre che vi sia una reale volontà di vendita. Certo è che il comparto delle memorie flash è in fermento, e il triangolo SanDisk - Samsung - Toshiba non appare in equilibrio stabile.
Nulla è per sempre. Tanto meno un’offerta mai formalizzata ufficialmente. Già, ma fino a quando?





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