Online per Microsoft significa integrazione, non alternativa
In occasione del lancio dei primi Online Services, il responsabile della divisione Information Worker illustra le strategie e i programmi per il SaaS
Su tempi e modalità dei servizi online, o software as a service che dir si voglia, Microsoft ha tutta l’intenzione di dimostrare di avere le idee chiare. Questo, nonostante da più parti vengano sollevate perplessità circa l’effettiva volontà di trasferire sulla Rete almeno una parte di quelle applicazioni che da anni fanno la fortuna della società di Redmond.
In realtà, una strategia che fa leva sul cloud computing è attiva da tempo e ora è giunto il momento di dimostrarlo, come spiega a MyTech Enrico Bonatti, direttore divisione information worker di Microsoft Italia: “Con l’annuncio di questi giorni dei primi due Services Online, SharePoint ed Exchange, si è chiuso un percorso segnato da grossi investimenti in data center. Tanto per fare un esempio, a Chicago abbiamo realizzato il più grande al mondo, all’avanguardia anche nelle tecnologie di green It, che farà da punto di riferimento per gli utenti del Nord America”.
Per i clienti europei sarà necessario attendere invece la prossima primavera prima di sperimentare l’offerta Services Online, ma gli aspetti logistici e tecnologici sono già definiti: “Il data center di riferimento per l’Italia sarà quello irlandese, con ridondanza su quello di Amsterdam – spiega Bonatti -. Questo permetterà ai nostri clienti anche di conoscere esattamente dove si trovano fisicamente i propri dati, un’esigenza molto sentita negli ambienti business”.
La rivoluzione promessa da Microsoft sarà meno accentuata di quella sostenuta dai diretti concorrenti. Ma alla base di questo non ci sono necessariamente motivazioni commerciali. “Prima di tutto è importante sottolineare che dal lato utente cambierà poco niente per chi deciderà di avvalersi dell’opzione online – precisa Bonatti -. Le interfacce restano esattamente le medesime e il cliente avrà la possibilità di decidere liberamente come e quando gestire i propri dati”.
La proposta Services Online si rivolge soprattutto alle aziende con un numero di utenti da uno a cinquemila, dimensione al di sopra della quale secondo le stime Microsoft, viene a mancare la convenienza di affidarsi a strutture esterne. Non sono però da escludere soluzioni miste, per assecondare al meglio le diverse tipologie di utenza. In questo caso, con gruppi di lavoro che collaborano in parte su applicazioni residenti e in parte online, viene assicurata la massima trasparenza e interoperabilità. Una valida occasione per prendere in considerazione la transizione sarà, secondo il direttore Microsoft, il momento di aggiornare un’applicazione a 32 bit con una a 64 bit. “Offriamo la possibilità di effettuare il trasferimento un pezzo per volta in un’ottica pay-per-use – aggiunge Bonatti -. Anche se la prospettiva finale è quella di portare tutto online, il passaggio è totalmente personalizzabile e graduale”.
A proposito proprio del concetto di “portare tutto online” è necessario fare qualche precisazione. La questione nel suo complesso è tutt’altro che semplice: “Tra modalità di accesso al servizio, modalità di erogazione e integrazione fra i servizi business e consumer le possibili combinazioni sono veramente tante. Bisogna essere in grado di garantire la continuità, anche quando non si è collegati, perché ritengo sia poco verosimile pretendere la connettività ininterrotta”.
Chiaro il riferimento a proposte sullo stile di Google Apps, la cui praticità nel tempo è tutta da valutare. “I clienti non ci chiedono Office online, ma ci chiedono invece di poter condividere i contenuti. Un’applicazione che funziona solamente quando si è online non ce la chiede nessuno”.
Questo non significa che dopo Exchange e SharePoint, non sarà la volta di Office rientrare negli Online Services. Sempre però in un’ottica di integrazione, non di trasferimento. In questo, l’esperienza Google Apps a Microsoft è tornata utile: “Il paradigma Google ha molti più limiti che punti di forza; manca soprattutto il principio della ‘nuvola’, quello che noi abbiamo invece affrontato con Azure – conclude Enrico Bonatti -. Noi crediamo di più in uno scenario misto, dove alla fine al soluzione è software più servizi, la combinazione capace di garantire continuità del servizio e consentire di lavorare in modo coerente con le proprie aspettative”.





Ancora nessun commento.