La ricetta di PayPal per uscire dalla crisi
Più coraggio da parte delle Pmi che non si sono ancora aperte al commercio elettronico. I clienti ci sono, manca l’offerta e la capacità organizzare le vendite in maniera differente rispetto al canale reale
Crisi degli acquisti? Sfiducia globale? Recessione? Per il settore delle vendite online sembra essere solo uno spauracchio lontano, o poco più. Questo almeno è quello che viene da pensare leggendo i dati degli addetti ai lavori. Secondo una recente proiezione dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm - School of Management del Politecnico di Milano, basata su oltre 200 casi di studio, nel 2008 gli acquisti degli italiani su Internet supereranno i 6 miliardi di euro con una crescita rispetto al 2007 di oltre il 20%, ma il fatturato arriverà a toccare i 7 miliardi se si contano anche gli acquisti fatti dai nostri connazionali su siti esteri.
Risultati incoraggianti che poco hanno a che vedere con le previsioni cupe di questi tempi, ma che eppure non sono ancora lontanamente paragonabili a quelli che fa registrare l’Europa che conta. L’Italia fattura online un decimo della Gran Bretagna e un terzo della Francia. Interessante notare il divario fra il popolo del cosiddetto “info-commerce” e gli acquirenti on line: 18 milioni contro sei milioni. In pratica, solo un terzo degli utenti che usa il Web per ricercare informazioni su prodotti e servizi fa un passo in più e completa la propria transazione sul Web.
La domanda è ancora troppo acerba? Tutt’altro. Per PayPal il problema è semmai legato a una penuria di offerta. Chiarisce Giulio Montemagno, Country Manager della società: “L’utente italiano è molto attivo sul fronte degli acquisti elettronici. Basti pensare che il nostro Paese è diventato il terzo mercato di riferimento per RyanAir, una realtà che vende esclusivamente sul Web. La domanda c’è, ciò che manca è invece un’offerta adeguata. È un po’ come entrare in un centro commerciale senza vetrine o con gli scaffali semi-vuoti”.
Parole che trovano conforto in un’indagine condotta dalla Doxa per conto della stessa PayPal su un campione di 603 piccole e medie imprese. Meno del 25% delle aziende intervistate ha dichiarato di avere un sito attivo e funzionante, e per la restante fetta di mercato solo nel 26% dei casi c’è l’intenzione di crearne uno. Eppure quasi tutte le aziende sembrano essere d’accordo nel considerare l’e-commerce una buona leva per uscire dalla crisi: l’86,5% lo considera un canale commerciale in più che permette di allargare il business anche oltre confine, l’81,7% lo vede come un buon deterrente per ridurre i costi di intermediazione, e il 75% pensa che consenta di accedere a prodotti altrimenti non reperibili.
Chi ha già investito sull’e-commerce è decisamente soddisfatto del miglioramento dell’immagine del brand (76% dei casi), e in secondo luogo dell’aumento della competitività (41,3%). C’è poi un evidente aumento dei margini, che - per il 51% delle aziende che ha attività online - è superiore al 5%, con picchi fino all’11% qualora sia stato implementato PayPal fra i sistemi di pagamento.
Montemagno non ha dubbi: “La situazione economica in Italia e in tutto il mondo porta le Pmi a essere più esposte: crediamo che Internet possa dare una spinta significativa verso la ripresa, aprendo una porta aggiuntiva di accesso al mercato e permettendo alle aziende di varcare i confini nazionali.”





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