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Luci e ombre nel 2009 dell’Ict in attesa dell’onda rosa

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Scritto da Giuseppe M. Goglio

Nel rapporto retributivo di Assintel, il valore attribuito dalle aziende al personale. Cresce la quota femminile ai massimi livelli ma guadagna di meno

Pur con tutta la prudenza che richiede una situazione delicata dal punto di vista economico come quella attuale, il comparto Ict sembra possa guardare all’immediato futuro con un moderato ottimismo. Secondo quanto risulta dalla seconda edizione dell’Indagine Retributiva Assintel infatti, lo stato di salute del settore è tutt’altro che preoccupante. Niente di eclatante, ma secondo le stime Idc, che ha curato il rapporto, per il 2009 è prevista una crescita dello 0,6% con un margine massimo del 3%. Nella peggiore delle ipotesi, questo significa però un potenziale calo del 2,4%. Tradotto in cifre, fino a 700 milioni di euro che potrebbero mancare sul mercato. Cifre per certi versi preoccupanti che non devono indurre all’allarmismo: “E’ finito il periodo di considerare la crescita dal punto di vista matematico – spiega Antonio Romano, General manager Italy & Iberia region di Idc -. I progressi di un’azienda si possono misurare anche in base al guadagno di quote di mercato”.

In particolare, la società di ricerche prevede che il prossimo anno circa il 40% delle aziende associate ad Assintel registreranno una crescita, il 20% seguirà le tendenze del mercato mentre le restanti cresceranno in misura inferiore, potenzialmente negativa.

Dal punto vista generale, le difficoltà attuali possono tradursi in una importante occasione di selezione qualitativa: “L’inefficienza non è più premiata – sottolinea Romano -. Recuperare efficienza significa operare al fine di raggiungere la capacità di erogare qualità in linea con la domanda”.

Oltre ai dettagli sull’andamento delle retribuzioni, l’Indagine Retributiva 2009 si è soffermata sulla situazione femminile: “In generale, per il momento si registra una quota inferiore di donne a livello dirigenziale e con retribuzioni inferiori – spiega Romano -: si spiega in parte anche con la minore anzianità di servizio”.

Tra le 240 aziende Assintel che hanno accettato di compilare il questionario, emerge prima di tutto la mancanza di un modello contrattuale di riferimento. Gli addetti all’Ict infatti sono inquadrati soprattutto nel settore terziario (68%) e nel metalmeccanico (30%, in prevalenza nelle aziende più anziane nate e cresciute nella vendita di hardware e relativa assistenza), con una piccola quota, il 2%, di contratti delle Comunicazioni.

Nel comparto Ict le donne rappresentano circa un terzo, ma per ognuna a livello manageriale ci sono dieci uomini nella stessa posizione. Praticamente irrilevante il telelavoro in Italia, fermo intorno allo 0,2%.

In termini di cifre, le retribuzioni variano nel complesso dagli oltre 80mila euro all’anno lordi riconosciuti a un dirigente maschio (quasi 65mila per le donne con lo stesso incarico), ai 50mila per i quadri scendendo via via ai 27mila di un impiegato e arrivare ai 23mila dei lavoratori atipici, In tutti i casi, anche se con differenze variabili, le donne guadagnano meno dei maschi. “Nel totale, la crescita registrata rispetto al 2007 è di poco superiore al tasso di inflazione”, commenta Romano.

Un dato curioso emerge dall’analisi per area funzionale. I responsabili It delle aziende del settore Ict infatti, sono quelli che guadagnano di meno rispetto ai dirigenti degli altri settori, dove la fetta più grossa va alla gestione del personale e ai responsabili di progetto.

Incoraggianti infine, i dati complessivi per quanto riguarda l’occupazione. Il saldo tra assunzioni e cessazioni dei rapporti di lavoro è positivo (+6%). “Si sta registrando una fuoriuscita di personale dalle grandi organizzazioni, che viene in parte assorbito dalle Pmi – conclude Antonio Romano -. Si verifica un travaso di intelligenza dalle multinazionali all’impresa locale, ma sono diversi gli ex-dipendenti che si mettono in proprio e vanno ad aumentare il numero di aziende. Il mercato, in definitiva, assorbe dove c’è qualità”.

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