Forse il futuro è del cloud computing, ma di sicuro il presente è mainframe
Una tecnologia bollata da tempo come obsoleta gode invece di buona salute e resta al centro di importanti volumi di affari. Il vero problema è la competenza
In tempi di virtualizzazione e cloud computing tecnologie come i mainframe potrebbero apparire decisamente superate. Quei sistemi che, come spiega Wikipedia, “sono utilizzati per applicazioni critiche soprattutto da grandi aziende e istituzioni, tipicamente per elaborare con alte prestazioni e alta affidabilità grandi moli di dati, come quelle in gioco nelle transazioni finanziarie, nei censimenti, nelle statistiche di industrie e clienti, nelle applicazioni ERP”, in realtà sono tutt’altro che dei dinosauri.
È proprio questo apparente contrasto che merita una certa attenzione. Non solo perché, anche se in pochi sono disposti ad ammetterlo, nel cuore informatico di buona parte delle aziende, soprattutto nel mondo finanziario, tutto ruota intorno al mainframe, ma anche perché il volume di affari che ci gira intorno è consistente E, fattore non secondario molto più concreto di tutte le teorie che avvolgono per il momento il cloud computing.
La stessa Ibm non perde l’occasione per sottolineare che l’adozione dei mainframe, da parte delle prime 50 banche del mondo e di 22 delle prime 25 aziende del Retail statunitensi, ha consentito a System z quasi di raddoppiare la sua quota di mercato in questi ultimi dieci anni, secondo le indagini trimestrali di Idc sui server di alta fascia. Una ricerca condotta da Ca invece, conclude che il 70% delle organizzazioni pubbliche e private utilizzano sistemi mainframe per le applicazioni fondamentali.
Nonostante quanto si potrebbe essere indotti erroneamente a pensare, l’ipotesi mainframe è quindi tutt’altro che anacronistica. Sempre secondo Ibm, un singolo mainframe System z10 equivale a quasi 1.500 server x86, con una riduzione dell’ingombro e del consumo energetico che può raggiungere l’85%.
Il problema può semmai essere quello di assicurare nel tempo la gestione di questi sistemi. Con la riduzione delle risorse e le nuove leve maggiormente orientate alle prospettive delle tecnologie più moderne, i vecchi server rischiano di trovarsi senza un’assistenza adeguata.
Per un’offerta in calo però, la domanda resta invariata e diventa quindi più prezioso l’aiuto che può offrire il software. Non a caso, in occasione della recente conferenza utenti, Ca ha rilanciato Mainframe 2.0, un originale tentativo di combinare nel nome classico e moderno. Senza trascurare che per l’azienda di Islandia i mainframe rappresentano ancora una delle principali voci di entrate, l’obiettivo dichiarato è di semplificare la gestione e la sicurezza della piattaforma z/OS di Ibm.
Il programma messo a punto consentirà ai clienti di sfruttare i mainframe per restare al passo con i cambiamenti nelle più recenti esigenze di business computing senza dover rinunciare ai tanto cari sistemi centralizzati, “indipendentemente dalle limitazioni di budget relative alle risorse umane e tecnologiche, alla disponibilità di personale esperto di mainframe e alle crescenti pressioni rispetto al controllo del consumo energetico”, assicura Ca.
Il set iniziale di soluzioni e servizi dell’iniziativa Mainframe 2.0 comprenderà la disponibilità della nuova funzionalità di distribuzione elettronica delle proprie soluzioni software. Questo al fine di rendere più semplice l’implementazione del software basata sull’utilizzo degli strumenti standard forniti da z/OS come per esempio SMP/E e contribuire a eliminare la necessità di ricostituire volumi di nastri dopo avere effettuato il download del prodotto.





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