Applicazioni cloud? Gireranno anche in locale
La sfida per le future applicazioni in rete è permettere all’utente di lavorare anche in assenza di conessione. Silverlight di Microsoft e AIR di Adobe, tra le altre tecnologie, promettono di fare del cloud computing un modello più maturo e universale
Sono diversi i progetti che mirano a creare meno discontinuità tra le applicazioni residenti sul pc e il software che gira in rete. Ci lavorano da tempo aziende come Microsoft e Adobe che hanno fondato le loro fortune sul software tradizionale e che oggi non possono chiudere gli occhi di fronte alla concorrenza da parte di applicazioni in rete e dal montante cloud computing.
Le applicazioni in rete hanno molti motivi per attirare l’interesse degli utenti: rendono nulli tempi d’installazione e d’aggiornamento, permettono di accedere a dati e applicazioni da qualsiasi sistema conesso a internet, rendono facile la condivisione dei lavori. Tutto questo con la limitazione non banale che, se per qualche ragione non si è in grado di connettersi a internet, cessano di funzionare. Il browser è inoltre ‘sempre più stretto’ per applicazioni che vanno molto oltre la semplice navigazione Web; strutture fondamentali delle interfacce grafiche, come il desktop, perdono utilità con applicazioni e dati gestiti online.
Con il rilascio di Silverlight, Microsoft ha messo a punto il proprio progetto per l’arricchimento del vecchio browser che aggiunge moltissime opportunità per la creazione di applicazioni Web sempre più sofisticate capaci di girare su navigatori e browser di differente tecnologia. Silverlight è stato pensato per chiudere il gap esistente tra applicazioni locali e remote e quindi gestire nuove applicazioni che abbiano ‘stabilmente’ una parte residente sul sistema e una remota. Applicazioni in rete che possono così funzionare anche quando si è offline.
Tra le proposte che promettono questo risultato c’è AIR (Adobe Integrated Runtime) di Adobe Systems: un ambiente runtime che, come Silverlight, permette di far girare applicazioni ‘rich internet’ senza preoccuparsi delle piattaforme client utilizzate dagli utenti, grazie al supporto per sistemi Windows, Apple e Linux. AIR promette facilità di programmazione permettendo di usare codice JavaScript, HTML, e Flash per creare applicazioni che girano sia online sia localmente.
Se da una parte le tecnologie proposte tolgono alcuni limiti alle nuove applicazioni ‘in the cloud’, queste consentono di poter avere software residente più flessibile e che occupa meno spazio. Le applicazioni AIR possono essere indistinguibili dal comune software residente, ma nel contempo permettere di collegare alert e informazioni online di servizi in rete come quotazioni di Borsa, transazioni eBay ecc. Mentre Microsoft conta molto sull’integrazione di Silverlight con Visual Studio, Adobe AIR è pensato come package runtime ‘all in one’ per gran parte del codice esistente. Le opzioni per lo sviluppo di applicazioni di nuova generazione che operano sia in rete sia in locale, comprendono anche Google Gears, Mozilla Prism e JavaFX di Sun Microsystems.
La disponibilità di tanti strumenti fa pensare che il cloud computing possa presto raggiungere un livello di maturità superiopre, man mano che saranno rilasciate nuove applicazioni. Maturità che coincide con la scomparsa dell’attuale suddivisione tra applicazioni locali e in rete a favore di nuovi software in grado di trarre il meglio dalla disponibilità di risorse locali e remote.





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