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La peggiore decisione strategica dell’anno

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Scritto da Piero Todorovich

Senza dubbio è quella di Jerry Yang, ex CEO e fondatore di Yahoo che ha rifiutato di vendere la propria compagnia a Microsoft a condizioni irripetibili. Non è il solo ad aver preso decisioni sbagliate nel momento sbagliato, la storia dell’It lo conferma

Con il senno di poi, chiunque può affermare che Yahoo avrebbe fatto bene a farsi comprare da Microsoft nella prima metà di quest’anno. Operazione che, ricordiamo, prometteva un forte plusvalore per gli azionisti di Yahoo e maggior forza per le attività internet congiunte delle due società: sia nella prospettiva della crescita sia della difesa nei confronti della crisi che sta scuotendo i mercati.

Per un Ceo che prende importanti decisioni in un settore dinamico e imprevedibile come l’It la fortuna o un pizzico di preveggenza non sono mai un’optional. Ecco perché Steve Ballmer, CEO di Microsoft, inizialmente scornato nelle trattative con Yahoo, può dirsi fortunato per non aver concluso l’affare a un prezzo che oggi appare spropositato e che avrebbe comportato uno spreco di risorse per la propria società. Questo mentre Jerry Yang, fondatore di Yahoo è costretto a lasciare la poltrona di CEO con l’accusa di aver fatto perdere miliardi di dollari agli azionisti e compromesso lo sviluppo della società.

Yang ha molti motivi per dolersi di aver fatto fallire la trattativa iniziata nel febbraio scorso con Microsoft da 44,6 miliardi di dollari per l’acquisto di Yahoo. Il valore iniziale dell’offerta rispecchiava un prezzo per azione del motore di ricerca pari a 33 dollari. Un picco che con il sopraggiungere della crisi finanziaria e con il mutamento dello scenario economico mondiale appare irripetibile. Oggi il valore delle azioni di Yahoo oscilla attorno ai 12 dollari e Microsoft non sembra più interessata ad acquisire le attività di Yahoo per intero.

Yang e i vertici di Yahoo non sono i soli ad aver mancato di lungimiranza. L’It è costellata di decisioni sbagliate, alcune rese evidenti dal passare del tempo. Qualche esempio?

Excite@Home, società internet colpita con il motore gemello Altavista nella bolla delle dot.com del 2001, aveva avuto una incredibile occasione per comprare Google quando quest’ultima era ‘in fasce’. Google sarebbe costata alla società soltanto un milione di dollari; pochi anni dopo avrebbe avuto un valore di decine di miliardi.

Digital Research, storica società di software confluita in Caldera avrebbe avuto nel 1980 l’incredibile opportunità di diventare ‘la Microsoft’ dell’informatica. Il fondatore Gary Kildall si lasciò sfuggire l’occasione per offrire il proprio sistema operativo Cp/M a Ibm, facendo la fortuna dell’allora sconosciuto Bill Gates e del suo Dos (clone dello stesso Cp/m).

Nei riguardi dell’ancora insignificante MicroSoft che forniva il Dos per i primi Pc, Ibm avrebbe fatto l’incredibile errore di non pretendere alcuna esclusiva. Questa dimenticanza o sottovalutazione degli sviluppi che avrebbe avuto in seguito l’industria del software, ha valso a Ibm un risparmio immediato di poche migliaia di dollari. Ha invece dato carta bianca a Microsoft nella creazione del proprio business miliardario.

Mentre negli Anni ‘90 le tecnologie dell’informazione diventavano sempre più centrali per lo sviluppo delle moderne economie, in Italia agonizzava e veniva smantellata pezzo a pezzo l’Olivetti dei computer: pioniere e protagonista mondiale del settore. I problemi di Olivetti erano molto simili a quelli che tutt’ora affliggono l’industria italiana. Problemi che - in settori molto meno strategici dell’informatica - sono stati affrontati con più adeguati sostegni. Non una, ma una serie di decisioni sbagliate hanno irrimediabilmente marginalizzato il nostro Paese nell’industria informatica. Ma questo è solo un esempio tra i tanti.

Commenti   (Inserisci un commento)

molto interessante, sia per i contenuti che per i rimandi. Si dovrebbe parlare di più della Olivetti

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