Microsoft, la scure UE colpisce Explorer
L’Unione Europea contesta a Microsoft il fatto che Explorer sia parte integrante di Windows anche dopo la condanna ricevuta dall’antitrust a stelle e strisce. Via ai fuochi d’artificio, anche se con un certo ritardo…
Inattesa e, per certi versi, tardiva, la mannaja dell’Unione Europea si abbatte su Microsoft: nell’occhio del ciclone la possibile azione da monopolista (e quindi la violazione della libera concorrenza di mercato) da parte di Big M, mentre l’oggetto del contendere è quell’Internet Explorer che non sembra più baciato dalla fortuna come dieci anni fa, quando di fatto era l’unico browser Web sul mercato, o quasi.
Dieci anni, appunto: tanto ci ha messo la UE a seguire l’iniziativa degli organi regolatori statunitensi, che nel 1998 accusavano Microsoft di includere Explorer nel proprio sistema operativo sfruttando a proprio vantaggio la pervasività di quest’ultimo. A dare il la in terra europea, una denuncia presentata da Opera Software nel 2007: stavolta il Davide che viene dai fiordi rischia letteralmente di gelare il Golia a stelle e strisce. Senza dimenticare, ovviamente, che la schermaglia legale è solo all’inizio e, come da copione, si preannuncia lunga, travagliata e plurimilionaria.
All’uscio di Microsoft è stato recapitato un atto chiamato Statement of Objections: la Commissione Europea in tema di libera concorrenza contesta all’azienda il fatto che i rimedi posti in essere a seguito di quanto disposto dall’antitrust statunitense nel 2002 non prevedano l’esclusione di Explorer da Windows. La risposta di Microsoft è in un comunicato stampa tanto stringato quanto, evidentemente, sofferto, i cui passi salienti recitano testuali: “Vogliamo essere in piena sintonia con la legislazione europea. Ora stiamo analizzando lo Statement of Objections. Secondo la normativa, abbiamo a disposizione due mesi di tempo per contestare gli addebiti in forma scritta. In seguito possiamo anche chiedere un’audizione”.
“La procedura - conclude Microsoft - non prevede una decisione finale se non dopo questi due atti, contestazione e audizione, ove Microsoft li richieda”. A ciò, che si definisce diritto d’udienza, segue la decisione (che può arrivare a richiedere cinque anni); quest’ultima può essere appellata tanto al Tribunale Penale Internazionale quanto alla Corte di Giustizia. Insomma, a Microsoft non è stato certo notificato un verbale per un divieto di sosta, e gli scenari sopra esposti non fanno che confermarlo. L’unica certezza è che in quel di Redmond qualcuno starà imprecando contro Neelie Kroes, inflessibile Commissario UE alla concorrenza che a Gates e soci non ha mai concesso sconti.
Per l’azienda ora del triumvirato Ballmer-Ozzie-Mundie, la grana che si profila all’orizzonte non è cosa da poco: l’Unione Europea sembra volere mantenere la linea dura già dimostrata in precedenza nei suoi confronti, così come dimostra la sanzione-record di 899 milioni di euro comminata da Bruxelles non più tardi dello scorso febbraio. In quella circostanza, la UE accusava Microsoft di avere continuato ad abusare della propria posizione dominante sul mercato anche dopo una precedente condanna, avvenuta nella primavera del 2004 e costata a Big M qualcosa come 500 milioni di euro di multa.





1 Genta
il 28/01/2009 alle 11:32
La finiranno di ammazzare i computer con i loro sistemi inferiori.