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Su Windows 7 l’ombra lunga dell’antitrust Usa

antitrust microsoft windows 7

Scritto da Guido Sintoni

L’antitrust statunitense promette un’analisi ancor più accurata che in passato di Windows 7: sotto la lente di ingrandimento i protocolli di comunicazione. Quale la minaccia per Big M?

Ci sono buone probabilità che, nei piani alti di Redmond, il solo nominare le varie commissioni antitrust - poco importa se con sede nel Vecchio continente o a stelle e strisce - possa sortire lo stesso effetto di una secchiata d’acqua gelida su una colonia di mici abbandonati tra le braccia di Morfeo.

La notizia che la Commissione Tecnica federale (TC) - il
gruppo di esperti del Dipartimento della Giustizia americano che si occupa di antitrust - analizzerà Windows 7 “molto più approfonditamente” rispetto alle precedenti versioni del sistema operativo diBig M è dunque sì sgradita, ma non certo inattesa.

I precedenti sono molteplici, e il più recente riguarda Internet Explorer: inevitabile o quasi che la strada dell’azienda il cui software di base trova posto su nove decimi dei desktop al mondo e quella delle varie autorità preposte a perseguire pratiche monopolistiche si incontrino con buona frequenza.

E’ da marzo 2008 che la Commissione Tecnica - il gruppo ingaggiato dall’antitrust Usa e costituito da soli tre esperti  - ha per le mani una copia di Windows 7; ma è dallo scorso dicembre che le operazioni sono entrate nel vivo, da quando Microsoft ha fornito documentazione aggiuntiva sul funzionamento del successore di Vista. Non si tratta di materiale da poco: nel report consegnato al giudice federale
Colleen Kollar-Kotelly, a diciassette Stati e al Distretto di Columbia gli esperti hanno sottolineato come “i cambiamenti ai protocolli operati su Windows 7 hanno richiesto 30 nuovi documenti tecnici, e 87 revisioni a quelli già prodotti”.

E’ da novembre 2002 che l’antitrust statunitense ha imposto a Microsoft di documentare in maniera esaustiva i protocolli di comunicazione su cui si basa Windows, così da non impedire, o meglio favorire, il corretto sviluppo di software per iclient e i server di casa Microsoft da parte di terzi. Nonché di rendere noto al giudice Kollar-Kotelly i cambiamenti apportati, producendo report regolari, per un quinquennio a partire da allora. Nel 2007, il periodo è stato esteso di un biennio a causa del fermo imposto dalle azioni nel frattempo intraprese dall’antitrust UE nei confronti di Big M.

“Alla luce del numero di nuovi documenti - conclude il recente report - che necessitano di analisi, la Commissione Tecnica sposta la propria attenzione verso quanto direttamente prodotto dagli ingegneri del TC, come metodo più efficace per identificare eventuali problemi nella documentazione”. Spada di Damocle su Microsoft? Sicuramente. Anche se attualmente è troppo presto per trarre conclusioni in qualsiasi senso: quello che è certo è che la secchiata d’acqua si è abbattuta sui poveri felini dormienti. Cui non resta altro da fare che alzare il pelo, scrollarsi e correre indolenti verso un nuovo anfratto in cui godere del meritato riposo.

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