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Tanto astratta quanto preziosa, la proprietà intellettuale va difesa

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Scritto da Giuseppe M. Goglio

McAfee porta alla ribalta i rischi che le aziende corrono trascurando la tutela di idee, esperienze e attività di ricerca. Il pericolo dei dipendenti licenziati

Quando si parla di dati come risorsa aziendale più importante da tutelare e proteggere, in genere si pensa alle informazioni riguardante l’attività commerciale vera e proprio. Più raramente invece si è indotti a inquadrare sotto lo stesso aspetto un tipo di patrimonio di natura diversa ma altrettanto importante se non di più: la proprietà intellettuale.


Del problema se ne è occupata McAfee attraverso una ricerca mirata a quantificare le perdite legate all’assenza di strategie per conservare e avere cura di idee, progetti ed esperienze. I risultati delle domande proposte a più di 800 Cio negli Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Giappone, Cina, India, Brasile e Dubai ha permesso di individuare l’origine delle informazioni vitali come la proprietà intellettuale, dove vengono conservate a livello globale e come siano trasferite e successivamente perdute.
Le aziende intervistate hanno stimato una perdita complessiva per un valore pari a 4,6 miliardi di dollari di proprietà intellettuale nel solo 2008, e hanno speso circa 600 milioni di dollari per riparare ai danni dovuti a violazione dei dati. Sulla base di queste cifre, McAfee valuta che lo scorso anno le aziende a livello globale abbiano perso più di un trilione di dollari. Perdite sottovalutate, ma che in realtà un portavoce dell’azienda non esita a definire di pari importanza di beni materiali quali oro, petrolio o pietre preziose. Nei destini di un’attività infatti, la proprietà intellettuale dovrebbe essere vista come una sorta di moneta, oggetto di scambi internazionali e con gravi ripercussioni economiche in caso di furto.
Un rischio che sono in pochi a potersi permettere. L’obiettivo primario di McAfee, oltre che naturalmente richiamare l’attenzione sui prodotti per la sicurezza, sono i rischi legati a un abbassamento della guardia verso l’evenienza di perdere la proprietà intellettuale a favore non solo della concorrenza ma anche e soprattutto della criminalità.

A complicare la situazione, la crisi finanziaria. Secondo i risultati del sondaggio infatti, le organizzazioni si dichiarano preoccupate per l’impatto sulla sicurezza delle informazioni critiche come la proprietà intellettuale. Il 39% degli intervistati ritiene che nell’attuale clima economico le informazioni vitali siano più vulnerabili rispetto a prima. A rendersene maggiormente conto, i Paesi emergenti dal punto di vista economico. Cina e India spendono di più in sicurezza rispetto a Germania, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone. Il 74% di Cinesi e il 68% di Indiani ha investito per la protezione della proprietà intellettuale con l’obiettivo di un vantaggio competitivo.

Come capita spesso quando si parla di sicurezza infine, è importante non limitarsi solo ad affrontare il problema della difesa dei confini aziendali. Una buona parte dei rischi arriva infatti dall’interno del perimetro. Risulta che un numero crescente di dipendenti finanziariamente alle strette stia utilizzando le proprie credenziali di accesso per rubare informazioni riservate. Il 42% degli intervistati ha dichiarato che i dipendenti licenziati costituiscono la maggiore minaccia per le informazioni essenziali.

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