La formazione della PA costa, ma mai quanto l’ignoranza
Lo studio di AICA con la SDA-Bocconi stima in quasi un miliardo di euro i maggiori costi legati alla mancanza di formazione IT del pubblico impiego
Il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta probabilmente non sarà meravigliato più di tanto, ma ciò non toglie che faccia comunque un certo effetto scoprire come l’impreparazione informatica degli impiegati della sola Pubblica Amministrazione Centrale costi al Paese circa 280 milioni di Euro. Tuttavia interventi per una formazione di base a basso costo non solo contribuirebbero a ridurre tale importo ma aumenterebbero in modo significativo la produttività sul lavoro, generando vantaggi complessivi pari a circa 835 milioni per l’intero settore.
Sono queste le conclusioni principali emerse in un convegno di presentazione dello studio condotto da AICA, Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico, in collaborazione con SDA-Bocconi intitolato L’ignoranza informatica: il costo nella Pubblica Amministrazione Centrale. L’incontro ha permesso di evidenziare da un lato come la PA Centrale italiana sia meno arretrata di quanto si creda rispetto a quelle degli altri Paesi guida europei, e tra le più avanzate in alcuni settori (come per esempio i servizi di e-government alle imprese); e dall’altro, come essa subisca il freno di una preparazione ancora insufficiente all’uso degli strumenti informatici e di Internet.
In particolare lo studio, ha evidenziato come nella PA Centrale italiana i dipendenti informatizzati o informatizzabili siano circa il 60% dell’organico, e cioè pari ad almeno 550 mila. L’impreparazione informatica – vale a dire una perdita di tempo produttivo - genera costi annui pari a 1.439 euro per addetto, circa 280 milioni di euro complessivamente.
I ricercatori hanno anche misurato con un test gli effetti della formazione sulla produttività. Il dato più importante è quello dei vantaggi della formazione in termini di incremento della produttività: gli impiegati sottoposti al test prima e dopo la formazione (un corso ECDL - la Patente Europea del Computer) hanno registrato non solo un incremento delle conoscenze del PC del 29%, ma anche e soprattutto una riduzione media del 5% del tempo necessario per svolgere le rispettive mansioni, pari a ben 6 giorni all’anno. Tutto questo si traduce in 1.374 euro l’anno per addetto il valore dell’aumento di produttività conseguente a un intervento di formazione informatica di base come l’ECDL. Un dato che proiettato sull’intera popolazione degli impiegati informatizzabili della PA Centrale si traduce in un incremento di produttività stimabile in oltre 755 milioni di euro l’anno. Aggiunto all’abbattimento di una percentuale prudenziale dei costi vivi dell’impreparazione, si arriva al il totale del vantaggio conseguibile pari a 835 milioni di Euro.
Per i più attenti al ROI infine, il risultato si commenta da solo: 1.500%, risultante dal rapporto tra benefici in termini di produttività nei tre anni (stimati in circa 4.500 euro pro-capite) e i costi della formazione per conseguire la patente ECDL (200-300 euro pro-capite). A fronte di tale situazione tuttavia, lo studio rileva anche come gli investimenti in formazione informatica dei dipendenti pubblici siano ancora molto contenuti.





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