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Microsoft rafforza le capacità di virtualizzazione

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Scritto da Piero Todorovich

La nuova R2 di Windows Server 2008 fa molti passi avanti nel supporto degli ambienti virtuali. Hyper-V riuscirà a rendere più efficienti i piccoli centri dati e a evitarne l’estinzione?

La virtualizzazione è oggi ritenuta tra i mezzi più efficaci per ottimizzare l’uso delle risorse informatiche nei data center. E’ anche un modo per avere una gestione più semplice delle applicazioni che svincola dalle piattaforme hardware ed evita i complessi oneri delle tradizionali procedure di installazione.

Con l’ultimo aggiornamento R2 di Windows Server 2008, il motore di virtualizzazione Microsoft Hyper-V proposto come alternativa a basso costo al leader di mercato VMware sembra aver fatto passi avanti significativi. A cominciare dal supporto per ambienti server di dimensioni ‘decenti’. Con l’aggiornamento alla R2, Hyper-V è in grado di supportare fino a 32 Cpu logiche: un numero non impossibile se si tiene presente che ogni ‘core’ equivale a una Cpu logica e che i processori dei moderni server possono avere 4 o 6 core per ciascuno. La virtualizzazione nativa nativa di Windows Server 2008 potrà essere quindi usata per consolidamenti di un maggior numero di sistemi.

Un altro passo importante è il supporto alla migrazione delle virtual machine. La nuova versione rende possibile spostare una istanza server virtuale da una macchina all’altra, senza alcuna necessità d’interrompere l’erogazione dei servizi. Facendo l’ipotesi che i server abbiano già accesso a risorse di storage condivise, l’istanza virtuale contenente una applicazione può essere spostata su un altro server, senza interruzioni dei servizi. Al massimo gli utenti percepiranno un temporaneo rallentamento.

La migrazione delle macchine virtuali può quindi essere utilizzata dall’amministratore per ridistribuire i carichi di lavoro in modo che non saturino le risorse, senza dover attendere la fine della giornata, lavorare la notte o nei week-end. Lo stesso sistema si presta molto bene per fare manutenzione e ‘staccare’ dalla rete singoli server fisici per aggiornamenti o altro.

Istanze virtuali possono possono essere usate per ripristinare velocemente applicazioni che hanno generato errori. Consentono inoltre di poter disporre sui sistemi di test di una copia esatta dell’ambiente software in cui provare l’effetto di una patch o di altre modifiche senza rischi.

Microsoft sembra aver mantenuto molte promesse fatte in tema di virtualizzazione. Resta da vedere se questo può finalmente portare flessibilità e sicurezza di funzionamento anche nei piccoli datacenter: i più seriamente minacciati d’estinzione…

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